Clandestinamentemente’s Blog

Le case degli altri, atto unico di un’attrice spettatrice

Posted on: novembre 13, 2011

Ho sempre avuto l’insana passione di camminare con il naso all’insù.

Non tenere lo sguardo altezza vetrine solitamente regala sorprese architettoniche e la possibilità di viaggiare un po’ con la fantasia.

Trovo particolarmente affascinante poi sbirciare nelle case altrui. Fuori è buio, magari fa anche un po’ freddo e sei per strada, sollevi lo sguardo e vedi una finestra, con la luce accesa all’interno e quante più finestre con le luci accese potrai trovare, quanti più arredamenti differenti troverai.

Case austere, altre cariche di colori, quante personalità differenti, quante vite a incrociarsi e incontrarsi magari nelle scale del condominio.

Mi ritrovo a volte incantanta a immaginare chi è che vive in quell’appartamento, che mestiere fa, se ha dei figli, se è felice…

Sento quasi il calore di quella casa e da brava attrice recito mentalmente il passo dell’uomo dal fiore in bocca di Pirandello:

Sono capace di stare anche un’ora fermo a guardare dentro una bottega attraverso la vetrina. Mi ci dimentico. Mi sembra d’essere, vorrei essere veramente quella stoffa là di seta… quel bordatino… quel nastro rosso o celeste che le giovani di merceria, dopo averlo misurato sul metro, ha visto come fanno? se lo raccolgono a numero otto intorno al pollice e al mignolo della mano sinistra, prima d’incartarlo.

Guardo il cliente o la cliente che escono dalla bottega con l’involto appeso al dito o in mano o sotto il braccio… Li seguo con gli occhi, finché non li perdo di vista… immaginando… – uh, quante cose immagino! Lei non può farsene un’idea.

Ma mi serve. Mi serve questo.

Attaccarmi cosí – dico con l’immaginazione – alla vita. Come un rampicante attorno alle sbarre d’una cancellata.

Ah, non lasciarla mai posare un momento l’immaginazione: – aderire, aderire con essa, continuamente, alla vita degli altri… – ma non della gente che conosco. No, no. A quella non potrei! Ne provo un fastidio, se sapesse, una nausea. Alla vita degli estranei, intorno ai quali la mia immaginazione può lavorare liberamente, ma non a capriccio, anzi tenendo conto delle minime apparenze scoperte in questo e in quello. E sapesse quanto e come lavora! fino a quanto riesco ad addentrarmi! Vedo la casa di questo e di quello; ci vivo; mi ci sento proprio, fino ad avvertire… sa quel particolare alito che cova in ogni casa? nella sua, nella mia. – Ma nella nostra, noi, non l’avvertiamo più, perché è l’alito stesso della nostra vita, mi spiego?”

Ecco, esattamente come l’uomo dal fiore in bocca io mi addentro nelle vite degli altri, per sentirne il senso, il profumo, rimanendo ad osservarle.

Percepire il senso della vita, non solo della mia, ma anche quella degli altri, nelle moltitudini differenti in cui può svilupparsi e crescere consumandosi.

Ha un che di consolatorio tutto ciò. Si pensa di poter vivere talmente tante vite differenti e ci si sente in grado di cambiare la propria, come se bastasse un arredamento differente per essere persone differenti.

Ma in fondo non è questo il punto.

Il punto è sentire l’alito della vita che soffia e ti fa sentire vivo anche quando sei fermo ad osservare l’ atto unico di una attrice spettatrice.

 

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5 Risposte to "Le case degli altri, atto unico di un’attrice spettatrice"

Dalle sensazioni e dall’arredamento di una casa si possono scoprire moltissime cose di una persona,ed imparare sugli altri e’sempre nutrimento per l’animo..Bellissimo post 🙂

Tesoro, ci ho impiegato un po’ ma son tornata su queste pagine, mi sei mancata anche tu…la tua ciorellina 🙂

Ogni luce e’ diversa dall’altra dietro quelle finestre, ogni luce ha un suo perche’, ogni luce racconta, nel mio immaginario, i momenti di chi abita dietro quella finestra, dentro quella luce. Con il naso all’insu’ o in auto, fermo ad un semaforo, vengo catturato da quelle luci, cerco di “sentire” probabili suoni, aromi, miserie e nobilta’, vita e morte, il susseguirsi di chi possa aver abitato quell’appartamento. E’ una sensazione che non si puo’ spiegare, si sente un vuoto alla bocca dello stomaco come un continuo rendezvous di sensazioni, ricordi e nostalgie.
“Lo sento da oltre il muro che ogni suono fa passare,
l’ odore quasi povero di roba da mangiare,
lo vedo nella luce che anch’ io mi ricordo bene
di lampadina fioca, quella da trenta candele,
fra mobili che non hanno mai visto altri splendori,
giornali vecchi ed angoli di polvere e di odori,
fra i suoni usati e strani dei suoi riti quotidiani:
mangiare, sgomberare, poi lavare piatti e mani…. ”
Guccini “Il pensionato”
…molto tempo fa, forse tutto e’ iniziato da qui…ascoltando questa canzone o forse e’ stata solo la chiave di volta per sbloccare, ampliare empatie o sensibilita’ che portano a voler capire il tempo, un tempo chiamato vita.Se dovessi far fare un quadro che rappresenti quelle mie luci, lo farei fare alle dita tormentate e passionali di Van Gogh…

Alberto…semplicemente un onore averti qui, e la tua sensibilità non fanno che confermarmi la splendida persona che sei! Ti voglio bene.

solitamente quando non sono troppo sommerso dalle incombenze o semplicemente “preso dalle bombe” mi dono il piacere di camminare con lo sguardo che spazia verso l alto, anche se non mi soffermo molto a indagare dentro case altrui, e il piu delle volte ho notato il deprimente spettacolo di esseri assenti insaccati su divani a subire l ennesimo telequiz da una scatola parlante e luminosa,(U LA LA U LA LA LA.. se mi sforzo riesco pure a sentire la cantilena..che allegria!) forse ci trovassi raramente un rassicurante quadretto famigliare di qualche tipo in altre versioni mi renderebbe nuovamente curioso.. personalmente preferisco volgere lo sguardo al cielo quando possibile.. mi piace spaziare in tutti i sensi… sempre non rischiando di inciampare o mi ritroverei a fissare il meno prosaico manto stradale anziche stellato -.-

in ogni caso uno offre uno splendido spaccato il tuo, da me avresti poco da osservare nel caos non si nota nulla di indistinto….

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