Clandestinamentemente’s Blog

Archive for the ‘i percorsi del sè’ Category

Anni fa, mi ricordo, andai in un cinema d’essay e vidi un film che si intitolava “Ognuno cerca il suo gatto”.

Parlava di una ragazza che da una soffitta parigina perdeva il suo micio, e girovagando per le vie del suo quartiere, incontrava una moltitudine di persone. Persone disposte ad aiutarla nella sua ricerca, a cercare con lei o semplicemente pronte a rivolgerle qualche parola d conforto e coraggio.

Una perfetta similitudine che raccontava in realtà il percorso di crescita di una persona, con altre che le gravitavano attorno per darle piccoli insegnamenti di vita.

Venerdì notte ho perso il mio gatto.

E’ caduto dal balcone e poi spaventato è scappato via, nascondendosi.

Sono stati giorni molto dolorosi, dove lo sconforto più totale si è impadronito di me, dandomi spazio per un solo pensiero: ritrovare Spritz.

Ho versato lacrime di disperazione, non riuscivo neanche a parlare e mostravo piangendo il volantino con la sua foto e i riferimenti telefonici miei e di mio padre.

Ho visto piangere i miei genitori, li ho visti sentirsi in colpa e responsabili di un gesto a loro avviso di disattenzione, mentre di semplice e fatale tragedia si trattava.

Parole come tragedia per la perdita di un gatto, per alcuni di voi che avranno voglia di leggermi, potranno sembrare esagerate. Ma per noi no. Avevamo la morte nel cuore.

Consigli di una carissima amica sono stati realizzati alla lettera e inspiegabilmente, un tam tam di aiuto e consigli si sono alzati come una marea marina, fino a sommergermi e tenermi a galla.

Notti insonni, ore di cammino sotto il sole, su e giù per il parco cittadino, con le persone che mi guardavano affacciate ai balconi come se fossi pazza.

Lo ero, ero pazza e assolutamente fuori di me e lucida al tempo stesso, dandomi comandi e ordini che eseguivo come un soldatino. Non importava se mi sentivo stanca, o sfiduciata. Il desiderio di rivedere Spritz era più forte di qualsiasi cosa.

Tutti gli eventi da quel venerdì notte in poi, si sono sfogati in una tempesta perfetta. Confusione e disperazione seguita da sprazzi di sereno e infine l’arcobaleno.

Devo ringraziare tutti, dal primo all’ultimo.

Devo ringraziare Elisa, che mi ha sostenuto in modo quasi militaresco con i suoi consigli, Albert che mi ha sostenuta moralmente e mi ha aiutato a non abbattermi, mamma e papà per aver cercato con me, il tam tam su facebook, i vicini di casa tutti affacciati sui balconi, Irene che ha accolto il mio appello ed è venuta a farsi un giro al parco a cercare il micio con me, la Signora Maria che si è messa a cercare anche lei Spritz senza neanche che glielo chiedessi.

Quando ieri sera un Signore dal balcone mi ha indicato sotto quale macchina aveva visto Spritz e un altro Signore con un bassotto al guizaglio mi ha aiutato a metterlo nel trasportino, tutti quelli affacciati sui balconi hanno iniziato ad applaudire per il lieto epilogo.

Tremavo dall’emozione e dalla gioia, tremavo per l’amore totale che provo per il mio micino dolce, tremavo per la paura passata.

Cercando il mio gatto ho trovato solo persone disposte ad aiutarmi e una serie di eventi favorevoli mi hanno aiutato ad abbracciare ancora il mio piccolo e a farlo addormentare in braccio a me con il pancino in aria pronto a prendersi tutte le carezze del mondo.

Cercando il mio gatto ho capito di essere una persona ostinata e fortunata, sensibile e determinata.

Cercando il mio gatto mi sono interrogata su significato della parola amore e ho capito che amo in modo totale, il mio piccolo animale, la mia famiglia, il mio compagno, i miei amici tutti.

Ho ricevuto amore da tutti voi, e ne sono non solo felice, ma anche onorata.

010

 

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Facciamo finta che ci sia già estate avanzata e questo sole caldo e alonato non sia ancora così tiepido, ma già bello caldo, bollente.

Facciamo finta che ombrelloni colorati ci facciano ombra, ma non per proteggere la nostra pelle dalle scottaure, non abbiamo bisogno di abbronzarci, perchè facciamo finta che la nostra pelle sia già bella scura, diciamo ebano.

Facciamo finta che non faccia caldo, perchè il mare e la brezza marina ci aiutano e ci rilassano a tal punto da poter dormire sonni tranquilli.

Facciamo finta che il desiderio di un gelato possa divenire realtà senza sensi di colpa, perchè i nostri fisici sono scultorei e i nostri muscoli scattanti.

Facciamo finta che, se proprio vogliamo avere una preoccupazione, sia in quale ristorante andare a mangiare la sera, se quello romantico con i tavolini sulla sabbia o quello freak and chic.

Facciamo finta che alzando gli occhi il mio sguardo incroci il suo.

Facciamo finta che mi sorrida, e il mio cuore inizi a ballare la rumba, il cha cha cha e il tango simultaneamente.

Facciamo finta che questo stupendo quadro si concluda con un bacio e una carezza, trasformando il mio intero universo in un solo istante.

Facciamo finta che tutto l’amore che sono in grado di donare mi torni indietro sommergendomi totalmente, interamente, riempiendomi fino a farmi scoppiare in un pianto che di triste non ha nulla, ma solo gioia.

Facciamo finta che il mondo sia diverso.

Chiudo gli occhi, inizio a sognare.

Alcune domeniche ci si sveglia con la netta predisposizione al viaggio, mentale o fisico che sia ha ben poca importanza.

Sei nel tuo lettone, con accanto un cuscino triturato da abbracci notturni e appena apri gli occhi noti una splendida giornata di sole fuori dalla tua finestra.

Come per magia senti quasi il profumo della salsedine, e altro che magia non può essere siccome sei nella periferia torinese.

Ah no, era l’air wick freschezza marina.

Beh ma se voglia di mare è, allora non resta altro, non potendolo ancora vedere o annusare, che cercare di organizzare le vacanze estive.

Certo qualche mese ancora manca, ma ci sono sempre i week end e la riviera romagnola abbiamo già sperimentato l’anno scorso che non è poi impossibile da raggiungere per un paio di giorni di antipasto vacanziero.

Computer in grembo e, una pagina aperta sulla cartina dell’Emilia Romagna e una sul sito di prenotazioni alberghiere, cerco quindi una soluzione a portata di sogni ad occhi aperti.

Ho voglia del canto delle cicale, del verso dei gabbiani e del rumore delle onde.

Ho voglia di passeggiate con i piedi a mollo sul lungomare, tenendo per mano il mio bello.

Ho voglia di sole sulla pelle, di vederla trasformarsi da bianco cera a bronzo.

Non escludo stamane di fare anche un defilè con i costumi in bagno, per valutare anche dove occorra porre rimedio più in fretta per essere in forma smagliante.

Al mare anche se non ti trucchi e non ti pettini sei bella lo stesso. Il naso rosso ti fa compagnia anche se non ti travesti da clown e le infradito diventano un degno sostituto della scarpa antinfortunistica che devi indossare ogni giorno dell’anno quando non sei in vacanza. Puoi persino permetterti lo smalto alle unghie dei piedi, vezzo femminile che ti fa andare orgogliosa persino del tuo piede numero 39, che proprio uguale a quello di Cenerentola non è.

Al mare puoi indossare quelle camicette estive coloratissime e indianissime e l’unico dilemma da affrontare è su quale spiaggia andare a sdraiarti e quale libro portarsi da leggere tra un sonnellino e una passaggiata e l’altra.

Al mare l’autostima cresce, perchè pensi sempre di non essere abbastanza bella, ma poi vedi cellulite di terzo e quarto grado che passeggia liberamente e allora pensi che invece sei bellissima, perchè la tua è solo di secondo grado.

Al mare puoi baciarti sentendo il sapore di sale e anche se non vuoi mentalmente di ritrovi a canticchiare la canzone di Paoli, al mare puoi guardare i tatuaggi degli altri e fare le sculture con la sabbia e fermarti a raccogliere conchiglie che poi cercherai di trasformare in ornamento per la tua casetta periferica della pianura padana.

Al mare le passeggiate serali vicino alle bancarelle sono belle anche se le bancarelle manco le guardi.

Chiudo gli occhi per un momento e sono come teletrasportata a un anno fa, quando una passeggiata per la via del paese a un certo punto si trasforma in una passeggiata in riva al mare di notte. Lui mi trascina tenendomi per mano e poi ci fermiamo a vedere le stelle sedendoci abusivamente su uno di quei lettini riposti ordinatamente per la notte in spiaggia. Il bacio che ci siamo scambiati non aveva il sapore del sale, ma ha seguito il ritmo del mio cuore che betteva all’impazzata. Quel bacio era come un rock e mi ha morso col suo swing, come avrebbe detto Celentano.

Mancano le serate passate seduti sulla sedia sul balcone a sentire i suoni delle giostre e le note portate dal vento. Manca guardare le luci sul mare e accorgersi che di notte, illuminate, le barche dei pescatori hanno un fascino tutto loro. Mancano persino le canzoncine stupide estive che divetano veri e propri tormentoni per il gioco aperitivo, dove persino il “giochiamo a chi sputa più lungo il cubetto di ghiaccio” diventa momento di aggregazione sulle spiagge organizzate. Mancano i rami di legno con i pareo intrecciati trasformati in capannine.

Mentre penso a tutto questo mi accorgo di essere ancora in pigiama, in relax totale per casa, spettinata e struccata e penso allora al palliativo che posso utilizzare per portarmi la sensazione di vacanza a spasso per Torino oggi. Alzo gli occhi e vedo la camicetta comprata dal Senegalese in spiaggia e la gonnellina di lino.

Oggi indosserò quegli abiti e le infradito verdi. Spero solo passeggiando di non pestare la cacca di qualche cane sul marciapiede che mi riporti alla realtà torinese.

2012-08-23 18.18.52

Capita di rivedersi dopo tanto tempo. Dopo un iniziale “ma ciao, come stai? oh ma ti trovo proprio bene” inizia il vero dialogo, quello che unisce due anime amiche che tali rimangono anche se sono state separate da un po’ di mesi di silenzio.

Ci si racconta le vicissitudini degli ultimi mesi e di certo mi capita di accorgermi di una vena malinconica nello sguardo della mia amica e poi una parola…crisi.

La crisi tocca tutti, quella economica, quella sociale, quella dei rapporti umani.

“Ci raggiungono degli amici per una pizza qui a casa, ti spiace?”

“Ma figurati, sono solo contenta di conoscere gente nuova.”

Ed ecco che arrivano cinque ragazzi, tutti in stile un po’ grunge, come piace a me. Bastano poche battute per capire che sono tutti simpatici e semplici, piccoli gesti di gentilezza che denotano attenzione e molta educazione.

Un po’ di timidezza iniziale, il silenzio era un po’ troppo statico, e un po’ di chiacchere convenzionali per iniziare a conoscersi. Si inizia con la domanda classica “che lavoro fai?”

“io sono un lavoratore stagionale, ho una gelateria su un isolotto greco, sto lì da maggio a ottobre circa, lavorando un sacco e dormendo pochissimo, d’inverno torno a Torino e cerco dei lavoretti, fino a due anni fa li trovavo anche, ora è decisamente più diffcile.”

“io sono un camionista, viaggio spesso e sto via per giorni interi, la cabina del mio camion è casa mia, sono stato in un sacco di posti, ma ho visto solo la zona industriale, ogni tanto carico qualche amico che viaggia con me, per avere anche un po’ di compagnia, certo non è un lavoro facile, ti deve piacere per riuscire a reggerlo”

“io lavoro in un CAF, ci sono delle ragazze che lavorano in nero da noi, che in un centro di assistenza fiscale è un vero scandalo, ma è sempre meglio di fare volontariato e basta se hai una famiglia da mantenere”

“io ho lavorato in Grecia, ad Atene, per un centro di assistenza App della Apple. Ha chiuso da un anno, fichè son riuscito sono rimasto in Grecia, poi la crisi economica era davvero insostenibile e sono tornato in Italia. Ora sono da mia zia, perchè non ho più i miei. Spero di riuscire ad andarmene di nuovo dall’Italia.”

“io lavoro fino al 31 dicembre in una cooperativa che offre assistenza agli anziani soli. Ci hanno già dato la lettera di licenziamento per fine anno. Spero di riuscire a rendere la mia capacità di aiutare il prossimo una risorsa, magari insegnando tecniche di meditazione. Solitamente quando arrivi ad avere bisogno di fare meditazione per ascoltare il tuo corpo è perchè sei preso davvero male, ma se impari a farlo nel modo giusto e a cogliere i messaggi che il tuo corpo ti sta dando e impari a lavorarci su puoi affrontare tutto con una nuova energia. Questo licenziamento annunciato lo sto vivendo bene, come una nuova possibilità.”

Arrivano le pizze e si lasciano da parte le chiacchere convenzionali che hanno permesso di avere un quadro iniziale dei commensali e poi si chiacchera, del più e del meno fino a tarda notte.

Compagni di scuola superiore, che la vita ha allontanato e riavvicinato, in un tira e molla che li ha resi sempre più uniti da esperienze condivise e raccontate. Ciò che contraddistingue il grupo di amici è la capacità si esserci, l’uno per l’altro, con una semplicità che diventa a tratti disarmante.

Si ride, si scherza, ci si prende in giro e anche chi si è conosciuto solo da poche ore diventa un nuovo contatto di vita.

Si ascolta musica e ci si racconta film, il tutto giocando con un micio di pochi mesi che mordicchia, corre e va ora in braccio ad uno, ora in braccio all’altro.

Si fanno le tre del mattino in un attimo e a fine serata ci si abbraccia e ci si sorride sperando di rivedersi presto, magari in una prossima serata in amicizia, come questa.

Stamani mi sveglio e penso a quei  cinque ragazzi e alla mia amica che la vita ha segnato.

Quarantenni di oggi, di una società che non offre garanzie dal lato economico e sociale ma che hanno la ricchezza di un sentimento che non si può comprare, che si regala e si riceve in cambio in maniera gratuita e disinteressata.

Figli di un Dio minore e di una società europea sempre più allo sbando. Tutti avevano una bella luce negli occhi e dei sorrisi timidi e sinceri.

Mi piace pensare che si possa uscire da questa “crisi” grazie alla bellezza d’animo di individui del genere. Se ci dovessimo riuscire, il mondo sarà un posto migliore per forza.

E’ fin da quando si è piccole che ci riempiono la testa di Principi Azzurri e favole a lieto fine. Come perfetti automi il nostro cervellino inizia a sognare la propria favola personale, fatta di uccellini che cinguettano e animaletti morbidi e pelosi che parlano e cantano canzoni d’amore con noi.

Si inizia a capire l’altra parte dell’universo con le prime cotte, i tempi sono all’incirca quelli della scuola media (elloso, io sono stata tardiva, c’è chi inizia anche alle elementari). I primi no, le prime volte in cui ti sei sentita inadeguata e ti guardavi allo specchio e non riconoscevi certo una principessa. Per rimanere in ambito fratelli Grimm diciamo che eri più un brutto anatroccolo che doveva trasformarsi ancora in cigno, ecco.

Ma poi cresci anche tu, e da anatroccolo diventi cigno, magari non il più bello del mondo e allora lavori sul carattere, perchè se non ci si può distinguere per la bellezza meglio farlo per capacità intellettive e caratteriali, sarebbe anzi meglio privilegiare le seconde alla prima, anche avessi la fortuna di essere Miss Italia per un decennio intero.

Succede quindi che anche per il Principe non stai a vedere il matello, ma preferisci altre qualità, meno visibili ma ben più importanti e, diciamolo, tutto questo facilita di molto anche i daltonici che fino a sto momento erano messi in serie difficioltà con la loro ricerca.

Mi innamoro raramente, quando succede però è in modo profondo e duraturo. Il mio Principe è una persona bellissima, non che non abbia difetti, ne ha come tutte le persone esistenti al mondo, il bello è che quando conosci bene e intimamente una persona i difetti non ci sono più, o meglio tu non li interpreti come tali. Sono qualità, che lo contraddistinguono da tutti gli altri e lo rendono ai tuoi occhi ancora più unico.

Quando di una persona conosci tutto e accetti e stimi tutto, beh allora stai conoscendo l’amore, e ti accorgi che davvero ben poco ha a che fare con le favole di quando eri bambina. Non ci sono castelli o cavalli bianchi, nessuna strega nelle vicinanze ma la vita, quella reale e dura di tutti i giorni che, posso garantire, a volte fa molta più paura di una qualsiasi mela avvelenata.

L’amore è fatto di compromessi, di accettazione, di comprensione e sostegno reciproco e anche di tanti sorrisi.

Non sono una persona materiale e ben poco mi interessano i regali costosi, ma ho molti sogni.

Molti sono di una semplicità devastante, come il passeggiare per strada a vedere le luci d’artista, il guardare il cielo stellato in una notte d’estate sulla spiaggia, il tenersi per mano in modo spontaneo e delicato.

Il tenersi per mano… Mi stupisce sempre quando mi prende per mano, lo trovo un gesto dolcissimo, a volte più di un bacio o un abbraccio. Secondo il mio modesto parere vuol dire molto quando in modo molto spontaneo prendi la mano a qualcuno per farlo camminare al tuo fianco. O almeno per me è così.

Penso sempre di non riuscire abbastanza a esternare i miei sentimenti, certe parole mi si bloccano in gola. Ecco perchè con piccoli gesti, a volte anche semplici, cerco di tramettere le mie emozioni, ed ecco perchè attraverso gesti semplici mi si scalda il cuore provando un formicolio che parte dalla nuca passando per la pancia e terminando in un fremito invisibile agli occhi dei più.

L’amore non è una favola, è il voler essere lì e ora, con la persona per te più importante al mondo, voler poterla sollevare di tutte le preoccupazioni e problemi, vederla solo sorridere serena.

L’amore è affrontare le cose assieme, cercare soluzioni e potersi dire con un sorriso che è passata ancora una volta una bufera, scaldandosi con un abbraccio.

L’amore è desiderare il bene di quella persona al di là di tutto e tutti.

L’amore è ciò che ognuno di noi sente e desidera dentro di sè. Non ci sono ricette e non c’è formula magica o favola scritta, ognuno scrive il proprio libro esistenziale calzandoselo addosso a pennello.

La vita si sa, non è mai solo discesa.

Momenti in cui le salite sono con più del 10% di pendenza poi non sono così rari, e puoi avere i muscoli più allenati del mondo, delle cosce “de fero” ma il sudore e la fatica imperlano la fronte e il viso. Ottima scusa per nascondere le lacrime, bisogna avere solo l’accortezza di portare un paio di occhiali scuri per nascondere gli occhi rossi.

Devo ammetere che di momenti difficili da salita in pendenza ne ho avuti molti, soprattutto in passato, e la mia capacità, a volte assolutamente inimmaginata a priori, di trovare forza e coraggio per affrontare tutto è stata invidiabile, permettendomi di dire che esattamente come la Fenice sono rinata dalle mie ceneri.

Si inizia solitamente da un cambiamento piccolo, ma necessario per dare la spinta agli altri a venire.

Un taglio di capelli, un nuovo look, oppure shopping compulsivo irrefenabile (quando il portafogli lo permette), sono solitamenti segni inequivocabili della ricerca di un cambiamento che si sente necessario e quindi come prima cosa deve risultare visibile ai più, ma soprattutto a sè stessi.

Si passa poi a abitudini nuove e coccole personali, bisogna essere generosi con se stessi e dimostrarsi affetto e stima, ecco quindi che ci si prende cura del posto dove si vive, della propria persona fino a guardarsi allo specchio e trovarsi non belli, ma dei veri idoli delle masse, irresistibili, irrefrenabili.

Più te ne convinci e più inizi a emanare “una luce”, le persone intorno a te iniziano a notarla ed ecco che la convizione diventa collettiva e il cambiamento, la trasformazione sta davvero prendendo forma.

Ci si smussa, ci si affina e pian piano il piumaggio rispunta, robusto e colorato.

Ed ecco che quando pensavi di essere ormai cenere ti ritrovi Fenice, libera di volare.

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Chi come me nasce sotto il segno dell’Acquario non può negarsi al destino di sognatore, anche ad occhi aperti.

I nostri compagni alle elementari giocavano a calcio in cortile? Noi guardavamo le nuvole e ci perdevamo dietro il volo delle farfalle.

Ammetto di non essere più una bambina e parecchie esperienze vissute mi hanno resa anche a volte disincantata ma l’indole rimane.

Ti propongono un week end al mare e tu immagini il porto, la sera, le barche ormeggiate, lui vicino a te, la pelle abbronzata e la sensazione del caldo sulla pelle regalata dal sole giornaliero, la tua mano nella sua e se chiudi gli occhi quasi senti il profumo della salsedine.

Immagini quel week end come il più bello e romantico, e così poi si rivela.

Persino il capo il giorno dopo guardando il tuo sorriso lo intuisce.

Il fatto di non essere mai stata particolarmente materialista mi spinge ovviamente al non desiderare oggetti materiali, ma di andare a caccia di emozioni.

Ecco quindi immaginare di conoscere posti mai visti, dove magari poi riuscire a immaginarlo meglio, il suo habitat.

Andare a passeggiare vicino a quelle ville liberty viste in fotografia, guardare le foto appese in casa sua, sentire il freddo sulla pelle una sera di dicembre mentre camminate per Torino a vedere le luci d’artista.

Ecco, questi i miei sogni, le emozioni che riempiono il mio cuore di gioia.

Quando poi hai la fortuna di incontrare chi li realizza senza neache conoscerli, semplicemente essendo se stesso, succede poi che immaginazione e ricordo si mescolino, creando una nuova sensazione che ti fa rivivere esperienze vissute e chiudendo gli occhi riesci anche a sentire nuovamente quella carezza sulla spalla, quel bacio sulle labbra mentre tu in cucina gli prepari la cena tutta concentrata.

Volere solo il bene di una persona significa sentirsi il cuore gonfiarsi in petto quando ti sorride, immaginare a come stupirla a renderla felice.

Immagini e inizi i preparativi per un regalo ancora lontano, tieni per te la sorpresa fino all’ultimo, fino a quando potrai godere di quello sguardo e di quel sorriso nell’attimo stesso in cui il regalo verrà scartato.

Sguardo e sorriso immaginato e sperato durante tutti i preparativi.

La vita senza sogni e piccoli progetti, senza i ricordi che ci nutrono l’anima, non sarebbe ricca, neanche vivendo nello sfarzo più assoluto.

E’ il cuore e la mente che bisogna nutrire, non solo la pancia.


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