Clandestinamentemente’s Blog

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La passione è passione, e anche se lasciata sopita per tanto tempo torna a entusiasmare con più forza di prima.

Il teatro, che mi ha visto tante volte sul palcoscenico, più volte ancora tra il pubblico in sala e a di tanto in tanto come recensitrice di spettacoli, mi ha travolto con la sua bellezza ancora una volta.

E’ bastata una semplice domanda: “Andiamo a vedere uno spettacolo?” e mi sono nuovamente trovata a contare i giorni e non vedere l’ora di godere della magia che solo il teatro può regalare.

Bologna, teatro San Salvatore, luogo storico bolognese risalente al 1520, straordinariamente affascinante.

Si entra da una piccola porta, l’insegna è quasi invisibile, bisogna quasi volerlo trovare questo piccolo gioiello, perché il bello non è per tutti, ma solo per chi si dimostra curioso e cercatore.

Un atrio buio ci accoglie e un manichino dalla testa mozzata ci mostra il percorso da seguire all’interno del complesso conventuale di San Salvatore, un complesso che occupa un intero quartiere bolognese e comprende ben quattro chiostri. Si accede al teatro passando proprio da uno di questi che ospita nel centro del cortile un’imponente magnolia secolare.

Sala certo non di grandi dimensioni ma con molti pregi architettonici e artistici. Un soffitto in cassettoni di legno con intagli rossi e blu, colori non a caso a Bologna, con alle pareti tracce di affreschi cinquecenteschi del Bagnacavallo che rimandano con la memoria ad antichi splendori.

Il teatro San Salvatore è un vero alveare di proposte e, recita la locandina, fucina di talenti. Noi stasera andiamo a vedere L’arte ad arte, spettacolo scritto e sceneggiato da Christian Poli e interpretato da Andrea Santonastaso, figlio e nipote d’arte dal grande talento che tra cabaret, radio e televisione regala divertimento da anni al suo pubblico.

La platea è al completo e mentre le luci tra gli spettatori si spengono, si accendono quelle sul palco. Santonastaso entra in scena e inizia rivolgendo ai presenti una semplice domanda: “Cosa è l’arte?”

L’interrogativo è apparentemente facile, ma la voce fuori campo della “signorina Wikipedia” getta subito un po’ di sana confusione per poter solleticare la curiosità e l’intelletto degli spettatori:

“L’arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porta a forme creative di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate o acquisite e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall’esperienza. Nella sua accezione odierna, l’arte è strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni e “messaggi” soggettivi. Tuttavia non esiste un unico linguaggio artistico e neppure un unico codice inequivocabile di interpretazione.”

Occorre dipanare, e quale miglior modo se non affrontando esempi concreti e conosciuti a tutti?

Si proiettano quindi opere di grandi artisti, da Leonardo a Pollock, da Chagall a Munch, da Raffaello a Picasso passando per Velàzquez e Caravaggio.

Si cerca di raccontare l’evoluzione storica dell’arte pittorica e di interpretare e narrare le tecniche raffigurative utilizzate e le filosofie artistiche applicate. Ingegno e talento ogni volta unico, ogni volta inimitabile nel suo genio creativo.

Il tutto è affrontato con una vis comica che mantiene viva l’attenzione e riesce a istruire il pubblico che ascolta interessato con il sorriso sulle labbra.

Quasi un one man show, Santonastaso, se non fosse per la partecipazione di tre giovani e bellissime ballerine che interpretano, tra la spiegazione di un dipinto e l’altro, le tecniche e le filosofie appena illustrate grazie alle coreografie di Laura Zollet.

Un’ora e mezza di rappresentazione che scivola veloce e che lascia tutti entusiasti, con la voglia di informarsi ancora e conoscere, approfondire altre opere, altri capolavori; che lascia con sete di cultura e con fame di sapere.

Uno spettacolo che diverte e insegna, adatto a un pubblico giovane e che giovane non è più.

Il teatro San Salvatore mantiene fede alle promesse scritte sulla locandina, l’arte si è manifestata in un vero vortice che, dalla scrittura alla rappresentazione, dalla pittura alla danza, ha mostrato nuovi e vecchi talenti.

L’arte ad arte.

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I week end da trascorrere in mordi e fuggi sono ormai un abitudine della quale non mi stancherei mai. Avere il mio bello che abita in una delle città più belle d’Italia poi è una gran bazza, perchè se Bologna è già una città bella di suo, visitarla e amarla con la mia mano nella sua la rende ancora più affascinante e accattivante.

Quello che amo di Bologna è l’aria viva che si respira, i colori calde delle case e le stradine piccole con i portici bassi.

Quello che amo di Bologna sono i Tdays, dove il pedone la fa da padrone e può scegliere se stare sotto i portici a guardare le vetrine o in mezzo alla strada a camminare nel sole.

Quello che amo di Bologna è conoscerne ormai le vie e orinetarmi, come se la città stesse diventando sempre più anche la mia citta.

Ci sono quelle vie che senti tue, quelle piazze dove ti senti in pace col mondo e che ammiri in ogni piccolo particolare.

Appena arrivata mi è stato donato un biscotto a forma di cuore, dolce come il nostro amore, ma è stato solo il preambolo di quello che sarebbe stato il week end più bello della mia vita.

Mille iniziative in città, dai quadri esposti allo spettacolo teatrale di Pennac. Non c’era davvero che l’imbarazzo della scelta per chi volesse partecipare agli eventi mondani della Dotta.

I segnali per terra indicavano la strada al turista perlato, e se è vero che a Bologna non si perde neanche un bambino, anche i turisti con il senso dell’orientamento pari a quello di un topo ballerino erano facilitati un tot.

Spero che insieme al biglietto avessero però anche dato in omaggio la voglia e la pazienza per affrontare l’interminabile coda che portava dentro Palazzo Fava. La cultura ha il suo prezzo da pagare si sa, a volte si può saldare il debito anche con un gran mal di schiena da “coda che non va mai avanti”.

Noi abbiamo optato invece per fare i turisti a casa nostra, alla scoperta di piccoli aneddoti della città che persino qualche bolognese non conosce.

Cosa è custodito nella chiesa di Santa Maria Maggiore?

Parte delle ossa di San Valentino (pare il cranio) e anche se la chiesa e chiusa dopo il terremoto del 2013, noi, coppia di innamorati, non potevamo che passare comunque lì davanti.

Se poi Bologna è chiamata la Dotta, è anche vero che è chiamata la Grassa, e allora via a specchiarci nelle vetrine dei dolci a guardare le sfrappole (che poi sono bugie, ma qui le chiamano sfrappole, e non provare a chiamarle bugie, perchè sono sfrappole!)

Un vassoietto più leggero di una piuma e ci sediamo al sole nella piazza più bella, Piazza Santo Stefano. Un pezzo a me e uno al piccione (ma di nascosto, che il mio lui non voleva mica).

C’è il tempo e la fame per un pezzo di pizza al trancio, bisogna assolutamente provare quella di Altero. Ne sento parlare persino quando sono a Torino, e si sa, le curiosità devono essere colmate. Non è che io sia golosa. Il mio è più un’indagine scientifico-statistica. Ho bisogno di raccogliere dati, e mi fido solo del mio palato.

La pizza è calda e condita riccamente, occorre fermarsi ai piedi di un monumento per non macchiarsi l’unico cambio a disposizione. La mozzarella fila che è una meraviglia e finalmente capisci perchè parlano della pizza al trancio di Altero anche a Torino, e perchè ci sono persone che arrivando dall’estero e chiedono al bolognese ospitante di fargliela assaggiare.

Ci è venuta sete però e il raffreddore suggerisce una spremuta. Ci infiliamo in uno di quei cortili che a te paiono dei cortili, mentre invece sono mini gallerie commerciali, ma non tristi e anonime come quelle dei supermercati, bensì ricche di angolini suggestivi, ristorantini raffinati e bar insoliti. Optiamo per uno di questi, con bottiglie mignon di acqua naturale, che poi si sa, l’acqua fa venire la ruggine e se Bologna è Dotta e Grassa, la chiamano anche la Rossa, e non è solo per la fede politica, ma anche per la birra, o l’aranciata nel mio caso.

Partiamo per la missione regalo di compleanno, proprio nella via dove abitò anche Lucio Dalla, e con il naso all’insù cercando la sua sagoma ci ritroviamo davanti a un bellissimo negozio dove…. queste sono cose personali e private, sono il mio ricordo romantico in assoluto e  voglio preservarlo…. L’emozione è ancora forte solo il ricordo mi fa vivere questo momento come un sogno, poi mi guardo la mano e capisco di non aver sognato….

Usciamo da quel negozio che io decisamente non cammino, volo. Fa freddo? Fa caldo? Forse fa tutto questo insieme, ho tutto in subbuglio e con la mano nella tasca del cappotto cerco di darmi dei pizzicotti, anche se da questo sogno non vorrei certo svegliarmi.

Ci viene voglia di cinema. Da tempo aspettavamo che uscisse “Smetto quando voglio” e allora ci rechiamo verso la “nostra” sala, il Capitol.

L’atmosfera della sala cinematografica al buio con lui vicino è sempre magica, il film poi è parecchio divertente e ridiamo di gusto spensieratamente. Ad onor del vero il secondo tempo perde un po’ di ritmo ma non stiamo a guardà il capello. Lo consiglio per un paio d’ore di allegria e relax. (voto 7)

Fame? Fame!

Osteria bolognese o pizza? Pizza!

Pizzeria il velerio, dove se siete affamati sarete contenti di ricevere al vostro tavolo una pizza talmente grande che non ci sta neanche sul piattone che vi portano. Forse sottile (ma a noi sto capello continuiamo a non volerlo guardare) e sicuramente difficilotta da tagliare senza tamponare continuamente la pizza del mio bello che come me sta cercando di ricavarne una fetta di dimensioni umane per poterla mangiare.

Evidentemente il servizio era ottimo ed efficente e la fame molta, perchè in 20 minuti forse poco più siamo fuori dalla pizzeria belli satolli, e non perchè ci avessero fatto pressioni per lasciare il posto ai ragazzi che aspettavano fuori sul marciapiede che si liberasse un tavolo, ma proprio perchè siamo due idrovore noi.

La digestione fa il suo corso e mi addormento stesa a letto con il telecomando in mano. Coccolata come una bimba vengo sistemata in posizione orizzontale e buonanotte ai suonatori. Mi sveglio forse un paio di volte, per una durata complessiva di 5 secondi, in cui prendo la mano del mio amato, la stringo nella mia per portarlo nei miei sogni.

E’ domenica! Il brunch ci aspetta!!!!

Hotel Majestic già Baglioni, con 25 eurini, assolutamente ben spesi, si accede al ristorante dell’hotel a cinque stelle bolognese, dove i vip più vip dei vip hanno soggiornato con un minimo di 290 euro a notte fino a un massimo di 900 per la suite principesca.

I camerieri sono gentilissimi, ti salutano come se fossi il loro migliore amico che hanno piacere di rivedere ma comunque sempre con rispetto e riverenza.

Nel percorso che ci fanno fare per arrivare fino alla sala del brunch scorgo arredi favolosi, è tutto talmente bello che neanche riesco a coglierne tutti i particolari, forse ero troppo concentrata nel non inciampare per non farmi subito riconoscere (sono vip anche io, ma in incognito).

Il buffet a noi riservato è ricco e mastodontico. Dal dolce al salato passando dalla frutta e all’agrodolce, per poi di nuovo deliziarti con dolci e salati. Il tutto lì. Per te.

L’ambiente fine e raffinato ti impedisce di mangiare tutto come se non ci fosse un domani, ma manco ce la faresti. C’è veramente di tutto e di più.

Mi concentro sulla torta al cioccolato e i pancake al succo d’acero tanto per iniziare (che poi era caramello ma noi sto capello continuiamo bellamente a ignorarlo), poi salumi e formaggi, lasagne alle verdure con assenza non giustificata della besciamella, che per rifarci mi son fiondata sui fichi caramellati e lo squacquerone, torte salate, uova strapazzate e bacon, roast beef, torta di mele alla nonna papera e ovviamente fiumi di te e di succhi di frutta.

Piccola pausa sigaretta nel cortile elegantemente arredato e pausa pipì nel bagno più chic che abbia visto in vita mia. Ci chiedono se vogliamo assiestere alla proiezione dei film selezionati per noi ospiti. Pellicole in bianco e nero del grande cinema americano. Due ore di film sicuramente emozionante, ma il treno mi aspetta e pur a malincuore ci tocca rifiutare.

Rotoliamo di nuovo tra le vie di Bologna (ebbene si dopo quello che ci siamo mangiati parlare di camminare è sicuramente un eufemismo) e scatta il servizio fotografico alla sottoscritta e alla città che altro non poteva che catturare l’amore e la felicità che c’era tra di noi, palpabile.

Questi quattro o cinque passi però mi fanno tornare appetito, andiamo da Coloazione da Bianca?

Un caffè d’orzo in tazza grande per lui, un marocchino con dolcetti per il te per me. Ammetto di essermi fatta schifo da sola, ma non ci sono mica sempre da ste parti, devo recuperare il tempo in cui purtroppo non posso concedermi vizi simili, quindi non solo mangio, ma mi gusto pure i dolcini che mi portano.

Le sei si avvcinano inesorabilmente, giusto il tempo di prestare un orecchio sfuggevole a Beppe Maniglia e purtroppo ci rechiamo verso la stazione.

Ah…a Bologna c’è la ragazza con l’orecchino di perla…se non trovate altro da fare…

Il conto alla rovescia era iniziato 4 mesi fa.
Era bello nei momenti di stress cullarsi al pensiero di quei 15 giorni passati accanto al lui, in quel paesino che tanto era piaciuto a entrambi l’anno scorso.
Sapevamo che i giorni sarebbero passati veloci, purtroppo anche quelli delle nostre amate e tanto desiderate vacanze.
Finalmente sono arrivate. Come un uccellino felice di spiccare il volo sono partita con la macchina carica e il cuore leggero. Il sole mi colpiva solo attraverso i vetri ancora e l’aria sulla pelle era una poco salubre aria condizionata, ma tra poche ore sarei stata a Bologna, e per me le vacanze sarebbero iniziate da qui.
Ero felice e emozionata. Lui anche era contento e, piegando le mie e le sue cose assieme in valigia, pregusto nella mia fantasia e nei miei desideri il sapore della quotidianità.
Una casa nostra. Per 15 giorni soltanto ma “nostra”.
Bisogna ammetterlo, con la scusa del relax vacanziero abbiamo dato spazio e adito alla nostra pigrizia e disordine. Abbiamo assaporato ogni momento, dal bacio della buonanotte alle sveglie mattutine, dagli aperitivi alle passeggiate sulla spiaggia e in paese. Passo dopo passo era anche bello sognare, una vita diversa, in una casa diversa e con dei ritmi e dei silenzi che ci stupivano ogni volta.
Guardavamo le villette e con occhio critico decidevamo se potevano fare al caso nostro o no, discutevamo su quale cagnolino prendere con noi nel trasformarci famiglia e ridevamo… sorridevamo in continuo. Con gli occhi, con le mani e con le labbra.
Le piccole grandi attenzioni a colazione con la brioches fresca del forno ad esempio, o l’aperitivo in terrazza leggendo il giornale. Tutto ha toccato semplicemente la perfezione.
Perfezione durata 15 giorni e contorniata anche da vizi e regalini, perchè quando si ama è bello dimostrarlo in tutti i modi.
Ricevere alla fine delle nostre vacanze in regalo una semplicissima ed elegantissima rosa bianca mi ha emozionato tantissimo, fino a piangere di gioia.
Quel bocciolo così candido e puro rappresenta noi. La bellezza del nostro sentimento, la delicatezza della nostra unione e le spine della nostra distanza.
Sono ancora a Bologna e guardo fuori dalla finestra in cucina. Vedo un mondo di quotidianità al quale vorrei far parte, consapevole che tra poche ore dovrò partire e tornare alla vita di tutti i giorni che per quanto squallida mi sembri adesso, mi ha regalato la possibilità di realizzare un sogno da tempo desiderato.
Si torna ai viaggi e ai week end mordi e fuggi, ma mi porto a casa un pezzo del suo passato, vivendo il nostro presente e continuando a sognare il nostro futuro in una casina modesta al mare, con un camino per il barbecue e un cagnolino che gioca con i nostri mici.

Sono sul treno. Destinazione “la grassa e la colta”.
Il freddo gelido dell’aria condizionata stride con il sole caldo e luminoso che vedo fuori dal mio finestrino.
Vedo scorrere campagne, ruderi e paesi e come sempre in queste occasioni nel vedere tante case, con tanti balconi e finestre con tende diverse, mi prende quasi un senso di vertigine a pensare a quante vite da vivere ci sono.
Siamo formiche che si muovono, lavorano e guidano. Uguali a noi stessi ma diversi l’uno dall’altra.
Chissà se la notte in quella casa è stata serena, se hanno fatto l’amore. Chissà dove sta andando quel gruppo di motociclisti  e quanto hanno discusso i condomini di quel palazzo per decidere le tende tutte uguali e dello stesso colore.
Realizzo ora che quella che mi sembrava Novara era proprio Novara e a giudicare dal numero di fabbriche direi che siamo quasi a Milano.
Tra i miei vicini c’è chi dorme e chi legge. Un ragazzo scrive al computer e un altro si alliscia la barba, con lo sguardo nascosto sotto il suo cappello di paglia.
Mi soffermo a guardare una ragazza che riposa e non posso far altro che notare la sua innata eleganza. Anche se è spettinata e struccata, anche se è raccolta e annodata su se stessa.
Certe persone sono eleganti anche nelle pose più innaturali. Roba che tu anche se ti metti in posa per mesi non riesciurai mai a raggiungere la loro bellezza.
Milano si avvicina e le prime case di periferia con lei.
I muri scrostati non raccontano storie di ricchezza ma quel vecchietto sul balcone è pura poesia.
Stende la biancheria appena lavata. Se chiudo gli occhi posso quasi sentire il profumo del detersivo usato.
Le sue mani sono magre, ma con le nocche grosse. Le vene sono in rilievo e le dita non si distendono del tutto.
Chissà se sta svolgendo il ruolo femminile dello stendere il bucato perchè e vedovo o perchè aiuta la nonnina che è in cucina che sta preparando il pranzo per i figli e nipoti che arriveranno.
Guardando le vite degli altri colgo note di dolcezza.
Dolce è il sorriso della cinesina che mi è seduta di fronte. Dolce il suo “hallo!” appena arrivata. Dolce il profumo alla fragola del lucidalabbra che si sta mettendo la mia vicina di viaggio.
Sento di nuovo gli odori!
Dopo due anni e mezzo mi capita a volte di percepirne qualcuno ed è una sorpresa e una piacevole sensazione ogni volta.
Gli odori riportano alla mente i ricordi.
Il profumo di menta mi ricorda il te alla menta bevuto questo inverno in quel bar vicino Piazza Maggiore. Era freddo ma c’era un bel sole e il mio cuore scoppiava di gioia.
Sopra sto treno sto viaggiando ad alta velocità per riabbracciare il mio amato. Continuerò a viaggiare anche una volta arrivata a destinazione. Perchè la mia mente è zingara e il mio mondo è deformato dietro questo vetro verde bottiglia e porta le mie tende fino a lui.

http://www.youtube.com/watch?v=X-V0_wtIxPw&feature=youtube_gdata_player

Le stazioni sono sempre state una croce e delizia.
Vivo da un anno e più una splendida storia d’amore a distanza e periodicamente mi allontano e mi avvicino alla stazione con un umore che va alle stelle e il suo esatto opposto.
È emozionante notare come mi sudano ancora le mani quando so che dopo pochi attimi i miei occhi incroceranno i suoi. La gioia che provo non riesco mai a tramutarla in parole. Mi si fermano in gola e mi limito a guardarlo innamorata, anche se in quel momento lui mi sta dando la schiena.
Apprezzo ogni singolo momento passato in sua compagnia e cerco di immagazzinare nella mia mente ogni particolare che mi sta attorno, per trasformare il momento in ricordo.
Essere a Bologna è per me un po come essere in vacanza.
Il cielo è azzurro come quando sei al mare e le ragazze sono belle e scosciate (pure un po’ troppo… C’è da essere gelose).
La tigella mangiata al parco con il sottofondo musicale e la birra speziatissima in accompagnamento al calar del sole era estivissima. Così come le gonne coloratissime delle ragazze e la pelle abbronzata dei ragazzi.
Io jeans lunghi e pelle tintarella di luna mi sentivo un po pesciolino fuor d’acqua…e quei kiletti in più anche un po a disagio. È che vorrei essere sempre bella x lui..e più mi impegno più come per magia mi spuntano improponibili brufoli nei posti più impensati ma visibilissimi. Ogni sforzo viene vanificato così…da un epidermide capricciosa.
E capricciosa lo divento anche io dopo che trascorse le mie 26 ore di amore mi ritrovo in stazione, pronta fisicamente ma non moralmente a partire.
Lo sguardo languido tradisce una lacrima per occhio. I pensieri sono nitidi e lucidi, ma come al solito soffocano in gola facendo uscire solo un “ti voglio bene” e cercando via di fuga e sfogo in un abbraccio.
Inizia un nuovo count down. Arrivare a Porta Susa ora non sarà nè bello nè piacevole. Lo diventerà però quando un altro treno mi riporterà il mio amore vicino.

Facciamo finta che ci sia già estate avanzata e questo sole caldo e alonato non sia ancora così tiepido, ma già bello caldo, bollente.

Facciamo finta che ombrelloni colorati ci facciano ombra, ma non per proteggere la nostra pelle dalle scottaure, non abbiamo bisogno di abbronzarci, perchè facciamo finta che la nostra pelle sia già bella scura, diciamo ebano.

Facciamo finta che non faccia caldo, perchè il mare e la brezza marina ci aiutano e ci rilassano a tal punto da poter dormire sonni tranquilli.

Facciamo finta che il desiderio di un gelato possa divenire realtà senza sensi di colpa, perchè i nostri fisici sono scultorei e i nostri muscoli scattanti.

Facciamo finta che, se proprio vogliamo avere una preoccupazione, sia in quale ristorante andare a mangiare la sera, se quello romantico con i tavolini sulla sabbia o quello freak and chic.

Facciamo finta che alzando gli occhi il mio sguardo incroci il suo.

Facciamo finta che mi sorrida, e il mio cuore inizi a ballare la rumba, il cha cha cha e il tango simultaneamente.

Facciamo finta che questo stupendo quadro si concluda con un bacio e una carezza, trasformando il mio intero universo in un solo istante.

Facciamo finta che tutto l’amore che sono in grado di donare mi torni indietro sommergendomi totalmente, interamente, riempiendomi fino a farmi scoppiare in un pianto che di triste non ha nulla, ma solo gioia.

Facciamo finta che il mondo sia diverso.

Chiudo gli occhi, inizio a sognare.

E’ fin da quando si è piccole che ci riempiono la testa di Principi Azzurri e favole a lieto fine. Come perfetti automi il nostro cervellino inizia a sognare la propria favola personale, fatta di uccellini che cinguettano e animaletti morbidi e pelosi che parlano e cantano canzoni d’amore con noi.

Si inizia a capire l’altra parte dell’universo con le prime cotte, i tempi sono all’incirca quelli della scuola media (elloso, io sono stata tardiva, c’è chi inizia anche alle elementari). I primi no, le prime volte in cui ti sei sentita inadeguata e ti guardavi allo specchio e non riconoscevi certo una principessa. Per rimanere in ambito fratelli Grimm diciamo che eri più un brutto anatroccolo che doveva trasformarsi ancora in cigno, ecco.

Ma poi cresci anche tu, e da anatroccolo diventi cigno, magari non il più bello del mondo e allora lavori sul carattere, perchè se non ci si può distinguere per la bellezza meglio farlo per capacità intellettive e caratteriali, sarebbe anzi meglio privilegiare le seconde alla prima, anche avessi la fortuna di essere Miss Italia per un decennio intero.

Succede quindi che anche per il Principe non stai a vedere il matello, ma preferisci altre qualità, meno visibili ma ben più importanti e, diciamolo, tutto questo facilita di molto anche i daltonici che fino a sto momento erano messi in serie difficioltà con la loro ricerca.

Mi innamoro raramente, quando succede però è in modo profondo e duraturo. Il mio Principe è una persona bellissima, non che non abbia difetti, ne ha come tutte le persone esistenti al mondo, il bello è che quando conosci bene e intimamente una persona i difetti non ci sono più, o meglio tu non li interpreti come tali. Sono qualità, che lo contraddistinguono da tutti gli altri e lo rendono ai tuoi occhi ancora più unico.

Quando di una persona conosci tutto e accetti e stimi tutto, beh allora stai conoscendo l’amore, e ti accorgi che davvero ben poco ha a che fare con le favole di quando eri bambina. Non ci sono castelli o cavalli bianchi, nessuna strega nelle vicinanze ma la vita, quella reale e dura di tutti i giorni che, posso garantire, a volte fa molta più paura di una qualsiasi mela avvelenata.

L’amore è fatto di compromessi, di accettazione, di comprensione e sostegno reciproco e anche di tanti sorrisi.

Non sono una persona materiale e ben poco mi interessano i regali costosi, ma ho molti sogni.

Molti sono di una semplicità devastante, come il passeggiare per strada a vedere le luci d’artista, il guardare il cielo stellato in una notte d’estate sulla spiaggia, il tenersi per mano in modo spontaneo e delicato.

Il tenersi per mano… Mi stupisce sempre quando mi prende per mano, lo trovo un gesto dolcissimo, a volte più di un bacio o un abbraccio. Secondo il mio modesto parere vuol dire molto quando in modo molto spontaneo prendi la mano a qualcuno per farlo camminare al tuo fianco. O almeno per me è così.

Penso sempre di non riuscire abbastanza a esternare i miei sentimenti, certe parole mi si bloccano in gola. Ecco perchè con piccoli gesti, a volte anche semplici, cerco di tramettere le mie emozioni, ed ecco perchè attraverso gesti semplici mi si scalda il cuore provando un formicolio che parte dalla nuca passando per la pancia e terminando in un fremito invisibile agli occhi dei più.

L’amore non è una favola, è il voler essere lì e ora, con la persona per te più importante al mondo, voler poterla sollevare di tutte le preoccupazioni e problemi, vederla solo sorridere serena.

L’amore è affrontare le cose assieme, cercare soluzioni e potersi dire con un sorriso che è passata ancora una volta una bufera, scaldandosi con un abbraccio.

L’amore è desiderare il bene di quella persona al di là di tutto e tutti.

L’amore è ciò che ognuno di noi sente e desidera dentro di sè. Non ci sono ricette e non c’è formula magica o favola scritta, ognuno scrive il proprio libro esistenziale calzandoselo addosso a pennello.


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