Clandestinamentemente’s Blog

Archive for the ‘viaggi’ Category

Passiamo gli ultimi giorni della nostra vacanza pugliese al My Life, un albergo rurale delle parti di Castellaneta Marina.
La simpatia dei gestori M. e E. ci colpisce subito e l’ambientazione in cui ci troviamo è piacevole e casalinga.
Il cane e i gattini sono liberi di scorazzare e socievoli, il sole brilla alto nel cielo e la musica che M. diffonde nel suo bed and breakfast è quanto mai azzeccata all’intero contesto.
Sotto loro invito decidiamo di passare la serata di San Lorenzo in loro compagnia.
E’ prevista una grigliata di carne e la ricerca delle stelle cadenti nel cielo di Agosto.
Noi siamo reduci da una calda giornata sulla spiaggia e facciamo appena in tempo a farci una doccia rigenerante e via, siamo nuovamente pronte alla chiacchera facile.
L’atmosfera si dimostra subito piacevole.
Ci presentiamo agli altri invitati e, tra una fettina di carne e una salsiccia, il vino rosso fresco inizia a scorrere a fiumi.
Un’atmosfera di rilassamento e simpatia si instaura subito nell’allegra tavolata di estranei che chiaccherano come amici di vecchia data.
Risate e battute si srotolano mentre M. arrostisce la carne.
Quando le pance sono piene si va a innaffiare il tutto con il Mojito casalingo assolutamente da competizione, uno dei più buoni che abbia mai bevuto. Sicuramente il contesto e la compagnia ne sono complici.
Ci spostiamo in giardino a guardare il cielo.
Conto almeno tre stelle prima di perdere il conto e badare solo più alla bella compagnia.
Questa è la vita che vorrei poter fare sempre: un bel posto, una bella compagnia e la spontaneità nello stare assieme.
My Life.

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Il libro che più mi rappresenta è senza dubbio Tokyo Blues di Hatuki Murakami (ora edito con il titolo originale Norwegian Wood).
E’ un libro che ho letto e riletto, che ho regalato a chiunque ho ritenuto importante nella mia vita, fino a quanfo F., mio promesso sposo, non mi regalò a sua volta, sicuro che fosse l’unico modo possibile per farmene avere una copia che restasse mia per sempre.
Lo comprò e lo lesse, sottolineando le fradsi che più gli piacevano e gli facessero pensare a me.
Conservo quel libro con una gelosia che neanche si riesce a immaginare.
L’amore vissuto con spontaneità e il senso di amicizia pura raccontato da Murakami è concatenato dalla pazzia, una pazzia vissuta come unica via d’uscita per mantenere la sanità mentale.
E io un po’ pazza lo sono.
Amavo Alda Merini e amo tutt’ora i suoi scritti, pur non conoscendoli abbastanza bene da definirmi una sua cultrice.
T%okyo blues parla di me, del mio mondo.
In questi giorni di vacanza sto leggendo, per la seconda in vita mia, un libro letto e amato fino a sottolinearlo da un’altra persona.
Lo zen e l’arte di manutenzione della motocicletta.
E’ un regalo di M. prima della mia partenza, quando ancora voleva condividere con me parte del suo mondo, ora tenuto gelosamente custodito solo per sè.
Seduta sotto il sole cocente della Puglia, nella spiaggia del paese che diede i natali a Domenico Modugno (ndr Polignano a mare), mi sto perdendo in queste pagine, nei pensieri altrui che hanno sottolineato frasi e vissuto prima di me questo libro.
Ho sempre letto i libri con religiosa attenzione, rispettando il loro aspetto, lasciandoli come nuovi sugli scaffali della mia libreria una volta terminati.
Sbagliato.
Il libro va vissuto, letto, riletto, stropicciato, sottolineato, amato.
Ed è il mio amore per i libri che mi fa sognare il BookCakeCafè, un luogo che faccia vivere i libri di vita propria, in attesa di un nuovo lettore che viva leggendoli.
Sì perchè bisogna vivere il libro e la sua storia mentre lo si sta leggendo, come esseri mitologici.
Noi, metà uomini e metà pagine.

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“Sono sulla spiaggia a fare il pieno del rumore delle onde, in modo che possa tenermi compagnia per tutto il prossimo inverno”.
Era ferragosto dell’anno scorso quando D. mi scrisse queste parole, e ora sono io, a distanza di quasi unanno esatto, ad avere il medesimo pensiero.
La spiaggia è quasi vuota, i nostri vicini (a circa 20 metri da noi e poi più nessuno sulla spiaggia) sono una coppia multietnica che amorevolmente si bacia.
L’amore…
Stamane mi sono svegliata canticchiando mentalmente una canzone che recita: “Grazie per avermi spezzato il cuore, ora la luce riesce finalmente a entrare”.
Un cuore spezzato il mio?
Direi di no, ma sicuramente disilluso.
Spesse volte ho ormai parlato della mia aridità cardiaca, beh credo che non sia la definizione corretta, sono solo disillusa.
Ormai non ci credo più, o meglio, credo che non capiterà a me, anche perchè appena la luce riesce a entrare ecco una nuova nuvola viene a fare ombra. Come sulla spiaggia in questo momento.
Ed ecco allora che mi concentro su me stessa, in una serie di “te l’avevo detto io” mentali che mi ripeto come un mantra.
Le onde si infrangono sul bagnasciuga, i gigli nascono spontanei e una piccola medusa viene a spiaggiarsi per sciogliersi in questo sole ballerino.
Io e le mie compagne di viaggio organizziamo i giorni a venire per cercare di riuscire a vedere più cose possibili in terra pugliese, perchè le vacanze si aspettano un anno intero e poi passano in un baleno.
Ho lasciato parte dei miei pensieri e delle mie emozioni a Torino, e il dubbio di non ritrovarle al mio rientro è sempre più forte.
Credo che il tutto sia giustificabile nel senso di imprevedibilità che la vita, soprattutto nell’ultimo anno, mi ha regalato.
Rimango comunque forte, anche perchè, come cantava De Andrè: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori.”

Come può evolversi una giornata che vi sveglia al mattino presto con un crampo nella gamba?
mmmhhhh non promette bene, così come il cielo grigio su Torino. Ma volendo confermare la mia fama di “genio del bicchiere mezzo pieno” potrei trovare il lato positivo della vicenda e dire che almeno stamattina, essendomi svegliata presto ho un sacco di tempo a mia disposizione per potermi dedicare alle mie commissioni, e grazie a questo cielo grigio topo e un livello di umidità non troppo alto forse si riesce anche a non patire troppo il caldo.
Nottata difficile, dove mi sono svegliata tante volte, e nei tanti sogni fatti ho sognato anche il titolo di questo post.
E’ ormai ben nota la mia non stabile condizione emotiva di questo periodo.
E’ stato un anno difficile, prima il lavoro, negli ultimi mesi preoccupazioni per la salute, trovare sempre la forza e il coraggio di andare avanti e cercando di non chiedere mai nulla a nessuno, perchè il mio carattere fortemente indipendente mi fa pesare il doppio se non il triplo i favori ricevuti, anche se a farmeli sono persone a me care e vicinissime, come le menti clandestine senior.
Una cara amica mi ha proposto un viaggetto in terra pugliese, per poterci riposare un po’ e riprendere con più grinta il prossimo anno, e qualcosa mi suggerisce che di grinta per affrontare un bel po’ di cose ne dovrò avere da vendere.
Decidiamo così di partire, per un viaggio assolutamente low cost e iniziamo a informarci su volo, affitto macchina e prenotazione bed & breakfast sul mar Ionio.
Ed ecco che la leggerezza del mio essere inizia a diventare insostenibile.
Una piccola lotta interna, il mio angioletto e il mio diavoletto che fanno a botte.
D:”Parti e divertiti! Vedrai che carica al ritorno!”
A:”C. ma non è meglio risparmiare questi soldini? Sei in cassaintegrazione devi stare attenta e parsimoniosa”
D:”Meglio dei soldi spesi per andare in vacanza che in medicine per recuperare l’esaurimento nervoso”
A:”Ma hai così tanti parchi cittadini in questa verde Torino, accontentati di uno e due week end nella vicina liguria”
Insomma mi arrovello tra gioia di partire e poter rivedere il mio adorato Sud e sensi di colpa.
I miei amici, regnanti incontrastati del regno del low cost, si adoperano e mi aiutano per trovare le offerte più vantaggiose.
Alla fine i dadi sono tratti.
Si parte.
E allora perchè mi viene da piangere?
Passo tutta la serata di ieri sera ad arrovellarmi in questi ragionamenti e poi arriva M., una nuova conoscenza che poverino si deve subire per via traversa il mio stato inquieto di questa sera.
Si accettano scommesse: è solo sindrome premestruale o come sosteneva il buon Milan Kundera è l’insostenibile leggerezza dell’essere che in certe giornate si manifesta più insostenibile del solito?
Di una cosa credo di riuscire ad andare sul sicuro, se M. mi ha conosciuto e mi sopporta in questo periodo lo condido Santo Subito per il prossimo Concilio Vescovile.

L’altra sera ho percepito l’aria di vacanza.
Erano le 23 circa e avevo promesso a due care amiche, S&A, che sarei andate a prenderle all’aeroporto al loro ritorno da Madrid.
Puntuale mi apposto nei pressi degli arrivi e aspetto una loro chiamata che mi avvisi che hanno anche recuperato la valigia.
Squillano, mi avvicino e le vedo, rilassate, contente, con l’aria di chi è appena stato in vacanza e ha un sorriso stampato in faccia che solo l’imminente vista delle strade percorse già mille volte tenterà di togliere.
Salgono nella macchina clandestina e iniziano a raccontare con enfasi la loro settimana di viaggio in terra spagnola. Decantano usi e costumi di una nazione non loro, mi raccontano quello che i loro occhi da turista hanno colto di vie dove non hanno mai camminato prima e palazzi mai rimirati fino a pochi giorni fa. Sento entusiasmo nelle loro voci, e mi entusiasmo io stessa, cercando di immaginare dai loro racconti le piazze viste da loro, la gente incontrata da loro.
Che bello essere in viaggio, sperimentarsi in una nuova dimensione, anche se solo per pochi giorni, anche se solo per pochi fugaci momenti.
Entriamo nella periferia torinese e chiedo loro l’effetto che fa tornare a casa, perchè a me sempre, dopo essermi beata di nuovi paesaggi, tornare nella mia città natale mi fa calare in quel senso di “già vissuto” che si abbina quasi sempre a una sensazione di voler ripartire subito per nuove esperienze, anche se purtroppo le possibilità sono quello che sono e allora immagino a quando potrò nuovamente permettermi di andare in viaggio, non solo fisico, ma anche e soprattutto mentale.
Abbino quasi sempre a questa emozione delle note musicali, e stamattina, non so perchè, lascio le mie emozioni ai Mercanti di liquore.

Che mamma snaturata!
Il mio blog compie un anno e io me ne accorgo solo 4 giorni dopo!
D’altronde ho sempre sostenuto di non avere sviluppato l’istinto materno, questa ne è solamente l’ennesima riprova.
Ad ogni passaggio di boa sono d’obbligo le riflessioni dunque e devo ammettere che questo foglio elettronico dove man mano si stanno accumulando i pensieri della mente clandestina mi sta dando davvero molto.
Nuove amicizie per esempio: aliante, la stancasylvie, muffina, tappotuo, il bambi, la lasalamandrina e mr loto solo per citarne qualcuno.
La sopresa di essere letta con costanza non solo da amici, ma anche da sconosciuti che lasciano i loro commenti sempre bene accetti.
La libertà di potermi esprimere liberamente, cosa che è già mia abitudine fare nella vita “di tutti i giorni” ma qui regalo quella parte intima dei miei pensieri, che trasborda dalle mie dita incontrollate quando si trovano davanti un foglio vuoto. Quella parte di me che solo i veri amici riescono a leggere come su un dispaly sulla mia fronte guardandomi soltanto in faccia.
“C. ricorda sempre che tutto quello che pensi ti si legge in faccia, come se tu avessi un fumetto”.
Queste le parole della mia cara amica M., compagna di vita da ben 20 anni e che mi conosce meglio delle sue tasche, meglio a volte anche di me stessa.
Un anno e quattro giorni.
Un anno e quattro giorni di deliri, di storie a volte inventate per raccontare ciò che inventato non è, di impressioni sul mondo che mi circonda, di riflessioni sociali e politiche che troppo spesso lasciano l’amaro in bocca.
Un anno e quattro giorni di sogni ad occhi aperti raccontati, con la sensazione che scrivendoli li aiuti a prendere man mano corpo e traformarsi da sogno a realtà.
Un anno e quattro giorni in cui ho raccontato anche dell’amore, in cui ho scritto le poesie che fino a poco tempo fa erano scarabocchiate sul mio quaderno del commercio equo e solidale, lette solo da me.
La curiosità ogni volta che mi pervade nel leggere un nuovo commento ai miei personali deliri, è ogni volta una sorpresa, per prima per me stessa.
E mi piace.
Mi piace pensare che sto scrivendo qualcosa che altri leggono e che vogliono commentare, per lasciare anche la loro firma su questo foglio elettronico che può sembrare freddo e distaccato, ma che così è solo se non vogliamo cogliere invece tutte le sfaccettature che ci regala.
Ho iniziato a scrivere su questo blog scrivendo dell’amore. Non di quello tradizionale. Di quello transessuale.
La tematica delle famiglie arcobaleno ricorre frequente tra i miei post, evidente segno che qui racconto di me e della mia vita, dei miei amici, i miei unici e veri amori.
Il mio primo post si intitolava ” Giungla di colori” e raccontava della mia partecipazione al gay pride di Torino dello scorso anno, come sostegno morale alla causa dei miei amici, troppo spesso ancora non liberi di esprimere se stessi.
Quale prigione peggiore del non sentirsi liberi di pensare, di esprimersi, di amare?
Ecco svelato il perchè la mia mente è clandestina, perchè spesso i clandestini si nascondono e vivono all’oscurità dei più.
Si manifestano a poche persone scelte con cura.
Clandestina + mente + mente.
Nome che potrebbe essere letto in duplice maniera.
Come la mente clandestina che non dice la verità per esempio.
Sbagliato.
Semplicemente sono due le menti che contribuiscono a questo spazio.
Onore a Trottalemme.
Non leggete spesso i suoi scritti qui, anzi, per la precisione partecipò solo a uno di questi e poi in un paio di commenti.
Ma lui è più presente di quanto non immaginiate.
Lo è nel mio rapportarmi a lui, confrontarmi con lui e crescere con lui su ogni argomento possibile e immaginabile.
Menti libere le nostre.
Clandestinamente libere.
Abbiamo pensato un anno fa ad aprire uno spazio dove ci si potesse confrontare su varie tematiche, sempre nel rispetto reciproco massimo delle varie menti che avessero voluto partecipare.
A distanza di un anno e poco più mi ritrovo a sognare un altro spazio con obbiettivo simile, se non del tutto identico: Il BookCakeCafè.
La mente clandestina sta studiando nuovi progetti per espandersi.
Torino, Italia, Pianeta Terra….TREMA!

In ultimo un ringraziamento e tutti voi, che per caso, per scelta o per sventura siete capitati qui sopra.

Bacio le mani.

Due giorate appena e sono già distrutti.
Ancora non sanno quello che li aspetta.
Sono arrivati ieri mattina alle 9.15 all’aeroporto. Appena scesi il loro telefono già squillava.
Ero io.
Dalla mia professionale scrivania li dirigevo come marionette tra le vie della mia città.
“Mi raccomando, andate a fare subito la carta musei…no lascia stare palazzo reale quello poi andiamo a vederlo assieme….ecco bravo vai alla Mole, ma mi raccomando, oggi che c’è il sole ed è limpido prendi l’ascensore per vedere il panorama. Ti chiamo tra un’oretta e mi dici che state facendo.”
Mi piace vedere come il ragazzo che mi ha fatto tanto innamorare di Catania stia amando a sua volta “l’europea” Torino, come ama definirla lui.
In un giorno hanno corso come dei pazzi e hanno visto gran parte del centro storico, ovvio senza gli spiegoni dei miei Cicero Tour, ma se la sono cavati alla grande. Rispettando in pieno la tabella di marcia.
Cena con amici da tutto il Piemonte, praticamente si è riunito il Regno delle due Sicilie.
Risate e tanto cibo e tanto vino. Una serata serena e casalinga, dove il condimento migliore è sicuramente stato l’amicizia che lega tutti con tutti.
Nanna nel mio castello di periferia.
I nostri movimenti erano a incastro. Casa mia è talmente piccina che in tre mostra in toto tutti i suoi limiti, ma, come si direbbe in Sicilia, niente ci fà! Basta stringersi un po’ e avere tanto spirito di adeguamento.
Secondo giorno, altro giro altra corsa.
In piena magnanimità decido di farli riposare al mattino, in fondo il giorno prima si erano svegliati alle 4.30 e li ho fatti andare a riposare all’ una di notte.
Ci si stiracchia, buona musica per risvegliare anche l’umore, latte caldo, caffè, tisane e poi si riparte.
Direzione Reggia di Venaria Reale.
Non avevo un gran ricordo della Reggia. La ricordavo tutta spoglia, con i giardini ancora da ristrutturare.
Sono passati almeno un paio d’anni dall’ultima volta che ero andata a visitarla, eppure è a soli 5 minuti di macchina da casa mia.
In due anni i cambiamenti sono stati moltissimi.
I percorsi studiati all’interno delle sale sono molto accurati, le proiezioni multimediali sono quanto mai affascinanti e molti stucchi e molti quadri sono stati riportati agli antichi splendori.
L’arte è meravigliosa.
Rimango ore incantata a vedere i soffitti incassati dipinti, le statue neoclassiche nelle cripte, i saloni restaurati, grandi 4 volte casa mia.
Ci perdiamo per 5 ore all’interno di quelle mura, studiando plastici e particolari architettonici. Stimiamo periodi storici e correnti artistiche.
Dopo una breve visita anche nel centro storico del piccolo paese i miei ospiti iniziano a manifestare stanchezza. Li riporto quindi a casa per un breve pisolino prima di andare a cena.
Ora dormono come angioletti sul mio lettone.
Io e il mio divano stiamo invece studiando domani che percorsi affrontare.
Palazzo Reale, Artiglieria Reale, Palazzo Madama, Museo di Scienza Naturali e Palazzina di caccia di Stupinigi può bastare per una giornata che si preannuncia uggiosa? 🙂


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