Clandestinamentemente’s Blog

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I week end da trascorrere in mordi e fuggi sono ormai un abitudine della quale non mi stancherei mai. Avere il mio bello che abita in una delle città più belle d’Italia poi è una gran bazza, perchè se Bologna è già una città bella di suo, visitarla e amarla con la mia mano nella sua la rende ancora più affascinante e accattivante.

Quello che amo di Bologna è l’aria viva che si respira, i colori calde delle case e le stradine piccole con i portici bassi.

Quello che amo di Bologna sono i Tdays, dove il pedone la fa da padrone e può scegliere se stare sotto i portici a guardare le vetrine o in mezzo alla strada a camminare nel sole.

Quello che amo di Bologna è conoscerne ormai le vie e orinetarmi, come se la città stesse diventando sempre più anche la mia citta.

Ci sono quelle vie che senti tue, quelle piazze dove ti senti in pace col mondo e che ammiri in ogni piccolo particolare.

Appena arrivata mi è stato donato un biscotto a forma di cuore, dolce come il nostro amore, ma è stato solo il preambolo di quello che sarebbe stato il week end più bello della mia vita.

Mille iniziative in città, dai quadri esposti allo spettacolo teatrale di Pennac. Non c’era davvero che l’imbarazzo della scelta per chi volesse partecipare agli eventi mondani della Dotta.

I segnali per terra indicavano la strada al turista perlato, e se è vero che a Bologna non si perde neanche un bambino, anche i turisti con il senso dell’orientamento pari a quello di un topo ballerino erano facilitati un tot.

Spero che insieme al biglietto avessero però anche dato in omaggio la voglia e la pazienza per affrontare l’interminabile coda che portava dentro Palazzo Fava. La cultura ha il suo prezzo da pagare si sa, a volte si può saldare il debito anche con un gran mal di schiena da “coda che non va mai avanti”.

Noi abbiamo optato invece per fare i turisti a casa nostra, alla scoperta di piccoli aneddoti della città che persino qualche bolognese non conosce.

Cosa è custodito nella chiesa di Santa Maria Maggiore?

Parte delle ossa di San Valentino (pare il cranio) e anche se la chiesa e chiusa dopo il terremoto del 2013, noi, coppia di innamorati, non potevamo che passare comunque lì davanti.

Se poi Bologna è chiamata la Dotta, è anche vero che è chiamata la Grassa, e allora via a specchiarci nelle vetrine dei dolci a guardare le sfrappole (che poi sono bugie, ma qui le chiamano sfrappole, e non provare a chiamarle bugie, perchè sono sfrappole!)

Un vassoietto più leggero di una piuma e ci sediamo al sole nella piazza più bella, Piazza Santo Stefano. Un pezzo a me e uno al piccione (ma di nascosto, che il mio lui non voleva mica).

C’è il tempo e la fame per un pezzo di pizza al trancio, bisogna assolutamente provare quella di Altero. Ne sento parlare persino quando sono a Torino, e si sa, le curiosità devono essere colmate. Non è che io sia golosa. Il mio è più un’indagine scientifico-statistica. Ho bisogno di raccogliere dati, e mi fido solo del mio palato.

La pizza è calda e condita riccamente, occorre fermarsi ai piedi di un monumento per non macchiarsi l’unico cambio a disposizione. La mozzarella fila che è una meraviglia e finalmente capisci perchè parlano della pizza al trancio di Altero anche a Torino, e perchè ci sono persone che arrivando dall’estero e chiedono al bolognese ospitante di fargliela assaggiare.

Ci è venuta sete però e il raffreddore suggerisce una spremuta. Ci infiliamo in uno di quei cortili che a te paiono dei cortili, mentre invece sono mini gallerie commerciali, ma non tristi e anonime come quelle dei supermercati, bensì ricche di angolini suggestivi, ristorantini raffinati e bar insoliti. Optiamo per uno di questi, con bottiglie mignon di acqua naturale, che poi si sa, l’acqua fa venire la ruggine e se Bologna è Dotta e Grassa, la chiamano anche la Rossa, e non è solo per la fede politica, ma anche per la birra, o l’aranciata nel mio caso.

Partiamo per la missione regalo di compleanno, proprio nella via dove abitò anche Lucio Dalla, e con il naso all’insù cercando la sua sagoma ci ritroviamo davanti a un bellissimo negozio dove…. queste sono cose personali e private, sono il mio ricordo romantico in assoluto e  voglio preservarlo…. L’emozione è ancora forte solo il ricordo mi fa vivere questo momento come un sogno, poi mi guardo la mano e capisco di non aver sognato….

Usciamo da quel negozio che io decisamente non cammino, volo. Fa freddo? Fa caldo? Forse fa tutto questo insieme, ho tutto in subbuglio e con la mano nella tasca del cappotto cerco di darmi dei pizzicotti, anche se da questo sogno non vorrei certo svegliarmi.

Ci viene voglia di cinema. Da tempo aspettavamo che uscisse “Smetto quando voglio” e allora ci rechiamo verso la “nostra” sala, il Capitol.

L’atmosfera della sala cinematografica al buio con lui vicino è sempre magica, il film poi è parecchio divertente e ridiamo di gusto spensieratamente. Ad onor del vero il secondo tempo perde un po’ di ritmo ma non stiamo a guardà il capello. Lo consiglio per un paio d’ore di allegria e relax. (voto 7)

Fame? Fame!

Osteria bolognese o pizza? Pizza!

Pizzeria il velerio, dove se siete affamati sarete contenti di ricevere al vostro tavolo una pizza talmente grande che non ci sta neanche sul piattone che vi portano. Forse sottile (ma a noi sto capello continuiamo a non volerlo guardare) e sicuramente difficilotta da tagliare senza tamponare continuamente la pizza del mio bello che come me sta cercando di ricavarne una fetta di dimensioni umane per poterla mangiare.

Evidentemente il servizio era ottimo ed efficente e la fame molta, perchè in 20 minuti forse poco più siamo fuori dalla pizzeria belli satolli, e non perchè ci avessero fatto pressioni per lasciare il posto ai ragazzi che aspettavano fuori sul marciapiede che si liberasse un tavolo, ma proprio perchè siamo due idrovore noi.

La digestione fa il suo corso e mi addormento stesa a letto con il telecomando in mano. Coccolata come una bimba vengo sistemata in posizione orizzontale e buonanotte ai suonatori. Mi sveglio forse un paio di volte, per una durata complessiva di 5 secondi, in cui prendo la mano del mio amato, la stringo nella mia per portarlo nei miei sogni.

E’ domenica! Il brunch ci aspetta!!!!

Hotel Majestic già Baglioni, con 25 eurini, assolutamente ben spesi, si accede al ristorante dell’hotel a cinque stelle bolognese, dove i vip più vip dei vip hanno soggiornato con un minimo di 290 euro a notte fino a un massimo di 900 per la suite principesca.

I camerieri sono gentilissimi, ti salutano come se fossi il loro migliore amico che hanno piacere di rivedere ma comunque sempre con rispetto e riverenza.

Nel percorso che ci fanno fare per arrivare fino alla sala del brunch scorgo arredi favolosi, è tutto talmente bello che neanche riesco a coglierne tutti i particolari, forse ero troppo concentrata nel non inciampare per non farmi subito riconoscere (sono vip anche io, ma in incognito).

Il buffet a noi riservato è ricco e mastodontico. Dal dolce al salato passando dalla frutta e all’agrodolce, per poi di nuovo deliziarti con dolci e salati. Il tutto lì. Per te.

L’ambiente fine e raffinato ti impedisce di mangiare tutto come se non ci fosse un domani, ma manco ce la faresti. C’è veramente di tutto e di più.

Mi concentro sulla torta al cioccolato e i pancake al succo d’acero tanto per iniziare (che poi era caramello ma noi sto capello continuiamo bellamente a ignorarlo), poi salumi e formaggi, lasagne alle verdure con assenza non giustificata della besciamella, che per rifarci mi son fiondata sui fichi caramellati e lo squacquerone, torte salate, uova strapazzate e bacon, roast beef, torta di mele alla nonna papera e ovviamente fiumi di te e di succhi di frutta.

Piccola pausa sigaretta nel cortile elegantemente arredato e pausa pipì nel bagno più chic che abbia visto in vita mia. Ci chiedono se vogliamo assiestere alla proiezione dei film selezionati per noi ospiti. Pellicole in bianco e nero del grande cinema americano. Due ore di film sicuramente emozionante, ma il treno mi aspetta e pur a malincuore ci tocca rifiutare.

Rotoliamo di nuovo tra le vie di Bologna (ebbene si dopo quello che ci siamo mangiati parlare di camminare è sicuramente un eufemismo) e scatta il servizio fotografico alla sottoscritta e alla città che altro non poteva che catturare l’amore e la felicità che c’era tra di noi, palpabile.

Questi quattro o cinque passi però mi fanno tornare appetito, andiamo da Coloazione da Bianca?

Un caffè d’orzo in tazza grande per lui, un marocchino con dolcetti per il te per me. Ammetto di essermi fatta schifo da sola, ma non ci sono mica sempre da ste parti, devo recuperare il tempo in cui purtroppo non posso concedermi vizi simili, quindi non solo mangio, ma mi gusto pure i dolcini che mi portano.

Le sei si avvcinano inesorabilmente, giusto il tempo di prestare un orecchio sfuggevole a Beppe Maniglia e purtroppo ci rechiamo verso la stazione.

Ah…a Bologna c’è la ragazza con l’orecchino di perla…se non trovate altro da fare…

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Anni fa, mi ricordo, andai in un cinema d’essay e vidi un film che si intitolava “Ognuno cerca il suo gatto”.

Parlava di una ragazza che da una soffitta parigina perdeva il suo micio, e girovagando per le vie del suo quartiere, incontrava una moltitudine di persone. Persone disposte ad aiutarla nella sua ricerca, a cercare con lei o semplicemente pronte a rivolgerle qualche parola d conforto e coraggio.

Una perfetta similitudine che raccontava in realtà il percorso di crescita di una persona, con altre che le gravitavano attorno per darle piccoli insegnamenti di vita.

Venerdì notte ho perso il mio gatto.

E’ caduto dal balcone e poi spaventato è scappato via, nascondendosi.

Sono stati giorni molto dolorosi, dove lo sconforto più totale si è impadronito di me, dandomi spazio per un solo pensiero: ritrovare Spritz.

Ho versato lacrime di disperazione, non riuscivo neanche a parlare e mostravo piangendo il volantino con la sua foto e i riferimenti telefonici miei e di mio padre.

Ho visto piangere i miei genitori, li ho visti sentirsi in colpa e responsabili di un gesto a loro avviso di disattenzione, mentre di semplice e fatale tragedia si trattava.

Parole come tragedia per la perdita di un gatto, per alcuni di voi che avranno voglia di leggermi, potranno sembrare esagerate. Ma per noi no. Avevamo la morte nel cuore.

Consigli di una carissima amica sono stati realizzati alla lettera e inspiegabilmente, un tam tam di aiuto e consigli si sono alzati come una marea marina, fino a sommergermi e tenermi a galla.

Notti insonni, ore di cammino sotto il sole, su e giù per il parco cittadino, con le persone che mi guardavano affacciate ai balconi come se fossi pazza.

Lo ero, ero pazza e assolutamente fuori di me e lucida al tempo stesso, dandomi comandi e ordini che eseguivo come un soldatino. Non importava se mi sentivo stanca, o sfiduciata. Il desiderio di rivedere Spritz era più forte di qualsiasi cosa.

Tutti gli eventi da quel venerdì notte in poi, si sono sfogati in una tempesta perfetta. Confusione e disperazione seguita da sprazzi di sereno e infine l’arcobaleno.

Devo ringraziare tutti, dal primo all’ultimo.

Devo ringraziare Elisa, che mi ha sostenuto in modo quasi militaresco con i suoi consigli, Albert che mi ha sostenuta moralmente e mi ha aiutato a non abbattermi, mamma e papà per aver cercato con me, il tam tam su facebook, i vicini di casa tutti affacciati sui balconi, Irene che ha accolto il mio appello ed è venuta a farsi un giro al parco a cercare il micio con me, la Signora Maria che si è messa a cercare anche lei Spritz senza neanche che glielo chiedessi.

Quando ieri sera un Signore dal balcone mi ha indicato sotto quale macchina aveva visto Spritz e un altro Signore con un bassotto al guizaglio mi ha aiutato a metterlo nel trasportino, tutti quelli affacciati sui balconi hanno iniziato ad applaudire per il lieto epilogo.

Tremavo dall’emozione e dalla gioia, tremavo per l’amore totale che provo per il mio micino dolce, tremavo per la paura passata.

Cercando il mio gatto ho trovato solo persone disposte ad aiutarmi e una serie di eventi favorevoli mi hanno aiutato ad abbracciare ancora il mio piccolo e a farlo addormentare in braccio a me con il pancino in aria pronto a prendersi tutte le carezze del mondo.

Cercando il mio gatto ho capito di essere una persona ostinata e fortunata, sensibile e determinata.

Cercando il mio gatto mi sono interrogata su significato della parola amore e ho capito che amo in modo totale, il mio piccolo animale, la mia famiglia, il mio compagno, i miei amici tutti.

Ho ricevuto amore da tutti voi, e ne sono non solo felice, ma anche onorata.

010

 

Facciamo finta che ci sia già estate avanzata e questo sole caldo e alonato non sia ancora così tiepido, ma già bello caldo, bollente.

Facciamo finta che ombrelloni colorati ci facciano ombra, ma non per proteggere la nostra pelle dalle scottaure, non abbiamo bisogno di abbronzarci, perchè facciamo finta che la nostra pelle sia già bella scura, diciamo ebano.

Facciamo finta che non faccia caldo, perchè il mare e la brezza marina ci aiutano e ci rilassano a tal punto da poter dormire sonni tranquilli.

Facciamo finta che il desiderio di un gelato possa divenire realtà senza sensi di colpa, perchè i nostri fisici sono scultorei e i nostri muscoli scattanti.

Facciamo finta che, se proprio vogliamo avere una preoccupazione, sia in quale ristorante andare a mangiare la sera, se quello romantico con i tavolini sulla sabbia o quello freak and chic.

Facciamo finta che alzando gli occhi il mio sguardo incroci il suo.

Facciamo finta che mi sorrida, e il mio cuore inizi a ballare la rumba, il cha cha cha e il tango simultaneamente.

Facciamo finta che questo stupendo quadro si concluda con un bacio e una carezza, trasformando il mio intero universo in un solo istante.

Facciamo finta che tutto l’amore che sono in grado di donare mi torni indietro sommergendomi totalmente, interamente, riempiendomi fino a farmi scoppiare in un pianto che di triste non ha nulla, ma solo gioia.

Facciamo finta che il mondo sia diverso.

Chiudo gli occhi, inizio a sognare.

Alcune domeniche ci si sveglia con la netta predisposizione al viaggio, mentale o fisico che sia ha ben poca importanza.

Sei nel tuo lettone, con accanto un cuscino triturato da abbracci notturni e appena apri gli occhi noti una splendida giornata di sole fuori dalla tua finestra.

Come per magia senti quasi il profumo della salsedine, e altro che magia non può essere siccome sei nella periferia torinese.

Ah no, era l’air wick freschezza marina.

Beh ma se voglia di mare è, allora non resta altro, non potendolo ancora vedere o annusare, che cercare di organizzare le vacanze estive.

Certo qualche mese ancora manca, ma ci sono sempre i week end e la riviera romagnola abbiamo già sperimentato l’anno scorso che non è poi impossibile da raggiungere per un paio di giorni di antipasto vacanziero.

Computer in grembo e, una pagina aperta sulla cartina dell’Emilia Romagna e una sul sito di prenotazioni alberghiere, cerco quindi una soluzione a portata di sogni ad occhi aperti.

Ho voglia del canto delle cicale, del verso dei gabbiani e del rumore delle onde.

Ho voglia di passeggiate con i piedi a mollo sul lungomare, tenendo per mano il mio bello.

Ho voglia di sole sulla pelle, di vederla trasformarsi da bianco cera a bronzo.

Non escludo stamane di fare anche un defilè con i costumi in bagno, per valutare anche dove occorra porre rimedio più in fretta per essere in forma smagliante.

Al mare anche se non ti trucchi e non ti pettini sei bella lo stesso. Il naso rosso ti fa compagnia anche se non ti travesti da clown e le infradito diventano un degno sostituto della scarpa antinfortunistica che devi indossare ogni giorno dell’anno quando non sei in vacanza. Puoi persino permetterti lo smalto alle unghie dei piedi, vezzo femminile che ti fa andare orgogliosa persino del tuo piede numero 39, che proprio uguale a quello di Cenerentola non è.

Al mare puoi indossare quelle camicette estive coloratissime e indianissime e l’unico dilemma da affrontare è su quale spiaggia andare a sdraiarti e quale libro portarsi da leggere tra un sonnellino e una passaggiata e l’altra.

Al mare l’autostima cresce, perchè pensi sempre di non essere abbastanza bella, ma poi vedi cellulite di terzo e quarto grado che passeggia liberamente e allora pensi che invece sei bellissima, perchè la tua è solo di secondo grado.

Al mare puoi baciarti sentendo il sapore di sale e anche se non vuoi mentalmente di ritrovi a canticchiare la canzone di Paoli, al mare puoi guardare i tatuaggi degli altri e fare le sculture con la sabbia e fermarti a raccogliere conchiglie che poi cercherai di trasformare in ornamento per la tua casetta periferica della pianura padana.

Al mare le passeggiate serali vicino alle bancarelle sono belle anche se le bancarelle manco le guardi.

Chiudo gli occhi per un momento e sono come teletrasportata a un anno fa, quando una passeggiata per la via del paese a un certo punto si trasforma in una passeggiata in riva al mare di notte. Lui mi trascina tenendomi per mano e poi ci fermiamo a vedere le stelle sedendoci abusivamente su uno di quei lettini riposti ordinatamente per la notte in spiaggia. Il bacio che ci siamo scambiati non aveva il sapore del sale, ma ha seguito il ritmo del mio cuore che betteva all’impazzata. Quel bacio era come un rock e mi ha morso col suo swing, come avrebbe detto Celentano.

Mancano le serate passate seduti sulla sedia sul balcone a sentire i suoni delle giostre e le note portate dal vento. Manca guardare le luci sul mare e accorgersi che di notte, illuminate, le barche dei pescatori hanno un fascino tutto loro. Mancano persino le canzoncine stupide estive che divetano veri e propri tormentoni per il gioco aperitivo, dove persino il “giochiamo a chi sputa più lungo il cubetto di ghiaccio” diventa momento di aggregazione sulle spiagge organizzate. Mancano i rami di legno con i pareo intrecciati trasformati in capannine.

Mentre penso a tutto questo mi accorgo di essere ancora in pigiama, in relax totale per casa, spettinata e struccata e penso allora al palliativo che posso utilizzare per portarmi la sensazione di vacanza a spasso per Torino oggi. Alzo gli occhi e vedo la camicetta comprata dal Senegalese in spiaggia e la gonnellina di lino.

Oggi indosserò quegli abiti e le infradito verdi. Spero solo passeggiando di non pestare la cacca di qualche cane sul marciapiede che mi riporti alla realtà torinese.

2012-08-23 18.18.52

E’ fin da quando si è piccole che ci riempiono la testa di Principi Azzurri e favole a lieto fine. Come perfetti automi il nostro cervellino inizia a sognare la propria favola personale, fatta di uccellini che cinguettano e animaletti morbidi e pelosi che parlano e cantano canzoni d’amore con noi.

Si inizia a capire l’altra parte dell’universo con le prime cotte, i tempi sono all’incirca quelli della scuola media (elloso, io sono stata tardiva, c’è chi inizia anche alle elementari). I primi no, le prime volte in cui ti sei sentita inadeguata e ti guardavi allo specchio e non riconoscevi certo una principessa. Per rimanere in ambito fratelli Grimm diciamo che eri più un brutto anatroccolo che doveva trasformarsi ancora in cigno, ecco.

Ma poi cresci anche tu, e da anatroccolo diventi cigno, magari non il più bello del mondo e allora lavori sul carattere, perchè se non ci si può distinguere per la bellezza meglio farlo per capacità intellettive e caratteriali, sarebbe anzi meglio privilegiare le seconde alla prima, anche avessi la fortuna di essere Miss Italia per un decennio intero.

Succede quindi che anche per il Principe non stai a vedere il matello, ma preferisci altre qualità, meno visibili ma ben più importanti e, diciamolo, tutto questo facilita di molto anche i daltonici che fino a sto momento erano messi in serie difficioltà con la loro ricerca.

Mi innamoro raramente, quando succede però è in modo profondo e duraturo. Il mio Principe è una persona bellissima, non che non abbia difetti, ne ha come tutte le persone esistenti al mondo, il bello è che quando conosci bene e intimamente una persona i difetti non ci sono più, o meglio tu non li interpreti come tali. Sono qualità, che lo contraddistinguono da tutti gli altri e lo rendono ai tuoi occhi ancora più unico.

Quando di una persona conosci tutto e accetti e stimi tutto, beh allora stai conoscendo l’amore, e ti accorgi che davvero ben poco ha a che fare con le favole di quando eri bambina. Non ci sono castelli o cavalli bianchi, nessuna strega nelle vicinanze ma la vita, quella reale e dura di tutti i giorni che, posso garantire, a volte fa molta più paura di una qualsiasi mela avvelenata.

L’amore è fatto di compromessi, di accettazione, di comprensione e sostegno reciproco e anche di tanti sorrisi.

Non sono una persona materiale e ben poco mi interessano i regali costosi, ma ho molti sogni.

Molti sono di una semplicità devastante, come il passeggiare per strada a vedere le luci d’artista, il guardare il cielo stellato in una notte d’estate sulla spiaggia, il tenersi per mano in modo spontaneo e delicato.

Il tenersi per mano… Mi stupisce sempre quando mi prende per mano, lo trovo un gesto dolcissimo, a volte più di un bacio o un abbraccio. Secondo il mio modesto parere vuol dire molto quando in modo molto spontaneo prendi la mano a qualcuno per farlo camminare al tuo fianco. O almeno per me è così.

Penso sempre di non riuscire abbastanza a esternare i miei sentimenti, certe parole mi si bloccano in gola. Ecco perchè con piccoli gesti, a volte anche semplici, cerco di tramettere le mie emozioni, ed ecco perchè attraverso gesti semplici mi si scalda il cuore provando un formicolio che parte dalla nuca passando per la pancia e terminando in un fremito invisibile agli occhi dei più.

L’amore non è una favola, è il voler essere lì e ora, con la persona per te più importante al mondo, voler poterla sollevare di tutte le preoccupazioni e problemi, vederla solo sorridere serena.

L’amore è affrontare le cose assieme, cercare soluzioni e potersi dire con un sorriso che è passata ancora una volta una bufera, scaldandosi con un abbraccio.

L’amore è desiderare il bene di quella persona al di là di tutto e tutti.

L’amore è ciò che ognuno di noi sente e desidera dentro di sè. Non ci sono ricette e non c’è formula magica o favola scritta, ognuno scrive il proprio libro esistenziale calzandoselo addosso a pennello.

Chi come me nasce sotto il segno dell’Acquario non può negarsi al destino di sognatore, anche ad occhi aperti.

I nostri compagni alle elementari giocavano a calcio in cortile? Noi guardavamo le nuvole e ci perdevamo dietro il volo delle farfalle.

Ammetto di non essere più una bambina e parecchie esperienze vissute mi hanno resa anche a volte disincantata ma l’indole rimane.

Ti propongono un week end al mare e tu immagini il porto, la sera, le barche ormeggiate, lui vicino a te, la pelle abbronzata e la sensazione del caldo sulla pelle regalata dal sole giornaliero, la tua mano nella sua e se chiudi gli occhi quasi senti il profumo della salsedine.

Immagini quel week end come il più bello e romantico, e così poi si rivela.

Persino il capo il giorno dopo guardando il tuo sorriso lo intuisce.

Il fatto di non essere mai stata particolarmente materialista mi spinge ovviamente al non desiderare oggetti materiali, ma di andare a caccia di emozioni.

Ecco quindi immaginare di conoscere posti mai visti, dove magari poi riuscire a immaginarlo meglio, il suo habitat.

Andare a passeggiare vicino a quelle ville liberty viste in fotografia, guardare le foto appese in casa sua, sentire il freddo sulla pelle una sera di dicembre mentre camminate per Torino a vedere le luci d’artista.

Ecco, questi i miei sogni, le emozioni che riempiono il mio cuore di gioia.

Quando poi hai la fortuna di incontrare chi li realizza senza neache conoscerli, semplicemente essendo se stesso, succede poi che immaginazione e ricordo si mescolino, creando una nuova sensazione che ti fa rivivere esperienze vissute e chiudendo gli occhi riesci anche a sentire nuovamente quella carezza sulla spalla, quel bacio sulle labbra mentre tu in cucina gli prepari la cena tutta concentrata.

Volere solo il bene di una persona significa sentirsi il cuore gonfiarsi in petto quando ti sorride, immaginare a come stupirla a renderla felice.

Immagini e inizi i preparativi per un regalo ancora lontano, tieni per te la sorpresa fino all’ultimo, fino a quando potrai godere di quello sguardo e di quel sorriso nell’attimo stesso in cui il regalo verrà scartato.

Sguardo e sorriso immaginato e sperato durante tutti i preparativi.

La vita senza sogni e piccoli progetti, senza i ricordi che ci nutrono l’anima, non sarebbe ricca, neanche vivendo nello sfarzo più assoluto.

E’ il cuore e la mente che bisogna nutrire, non solo la pancia.

Ultimamente sto riscoprendo il piacere delle cose semplici, pensieri e gesti che sempre più sovente si danno per scontati e spontanei mentre invece, non lo sono per nulla.

Quane sono le coppie sposate che danno per assodato e certo il condividere i propri spazi con il proprio compagno/a, e quante di loro neanche più notano la poesia della presenza dell’altro anche solo dai piccoli dettagli? Una camicia nel proprio armadio, un paio di pantofole che non sono le tue, delle magliette insieme nello stesso cesto della biancheria. Quanta poesia si nasconde dietro questi spazi condivisi e convissuti…

Si da per scontato che svegliarsi accanto alla donna scelta sia normale, difficilmente ci si accorge ogni mattina della grande fortuna che si ha nell’aprire gli occhi e vedere i suoi, sentire il cuore che batte, e non solo perchè segue la meccanica perfetta del nostro corpo, ma perchè si perde in un battito impazzito con melodia jazz.

Quanto è bello sentire un musetto morbido che ti da il buongiorno al mattino e che si coccola sulle tue gambe la sera, impastando immaginarie pagnotte nell’aria. Quanto è bello annusare il suo pelo e sentirlo morbido e profumato, occhi che si perdono negli occhi, perchè per capirsi e amarsi non bisogna per forza essere della stessa razza.

Quanto è bello dopo anni, risentire di vivere emozioni che si pensava di non essere più in grado, troppo disilluse ormai. Quanto è bello riscoprirsi a vivere un sentimento come se fosse la prima volta che lo si vive…

Quanto è bello immaginare il momento in cui si diranno e ci saranno rivolte parole d’amore, consapevoli che le parole sono solo parole, ma che le emozioni le arricchiscono ogni volta con nuovi bagliori che colpiscono all’improvviso e ti fanno capire davvero che sono le cose semplici che ti fanno sentire vivo.

 


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