Clandestinamentemente’s Blog

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I week end da trascorrere in mordi e fuggi sono ormai un abitudine della quale non mi stancherei mai. Avere il mio bello che abita in una delle città più belle d’Italia poi è una gran bazza, perchè se Bologna è già una città bella di suo, visitarla e amarla con la mia mano nella sua la rende ancora più affascinante e accattivante.

Quello che amo di Bologna è l’aria viva che si respira, i colori calde delle case e le stradine piccole con i portici bassi.

Quello che amo di Bologna sono i Tdays, dove il pedone la fa da padrone e può scegliere se stare sotto i portici a guardare le vetrine o in mezzo alla strada a camminare nel sole.

Quello che amo di Bologna è conoscerne ormai le vie e orinetarmi, come se la città stesse diventando sempre più anche la mia citta.

Ci sono quelle vie che senti tue, quelle piazze dove ti senti in pace col mondo e che ammiri in ogni piccolo particolare.

Appena arrivata mi è stato donato un biscotto a forma di cuore, dolce come il nostro amore, ma è stato solo il preambolo di quello che sarebbe stato il week end più bello della mia vita.

Mille iniziative in città, dai quadri esposti allo spettacolo teatrale di Pennac. Non c’era davvero che l’imbarazzo della scelta per chi volesse partecipare agli eventi mondani della Dotta.

I segnali per terra indicavano la strada al turista perlato, e se è vero che a Bologna non si perde neanche un bambino, anche i turisti con il senso dell’orientamento pari a quello di un topo ballerino erano facilitati un tot.

Spero che insieme al biglietto avessero però anche dato in omaggio la voglia e la pazienza per affrontare l’interminabile coda che portava dentro Palazzo Fava. La cultura ha il suo prezzo da pagare si sa, a volte si può saldare il debito anche con un gran mal di schiena da “coda che non va mai avanti”.

Noi abbiamo optato invece per fare i turisti a casa nostra, alla scoperta di piccoli aneddoti della città che persino qualche bolognese non conosce.

Cosa è custodito nella chiesa di Santa Maria Maggiore?

Parte delle ossa di San Valentino (pare il cranio) e anche se la chiesa e chiusa dopo il terremoto del 2013, noi, coppia di innamorati, non potevamo che passare comunque lì davanti.

Se poi Bologna è chiamata la Dotta, è anche vero che è chiamata la Grassa, e allora via a specchiarci nelle vetrine dei dolci a guardare le sfrappole (che poi sono bugie, ma qui le chiamano sfrappole, e non provare a chiamarle bugie, perchè sono sfrappole!)

Un vassoietto più leggero di una piuma e ci sediamo al sole nella piazza più bella, Piazza Santo Stefano. Un pezzo a me e uno al piccione (ma di nascosto, che il mio lui non voleva mica).

C’è il tempo e la fame per un pezzo di pizza al trancio, bisogna assolutamente provare quella di Altero. Ne sento parlare persino quando sono a Torino, e si sa, le curiosità devono essere colmate. Non è che io sia golosa. Il mio è più un’indagine scientifico-statistica. Ho bisogno di raccogliere dati, e mi fido solo del mio palato.

La pizza è calda e condita riccamente, occorre fermarsi ai piedi di un monumento per non macchiarsi l’unico cambio a disposizione. La mozzarella fila che è una meraviglia e finalmente capisci perchè parlano della pizza al trancio di Altero anche a Torino, e perchè ci sono persone che arrivando dall’estero e chiedono al bolognese ospitante di fargliela assaggiare.

Ci è venuta sete però e il raffreddore suggerisce una spremuta. Ci infiliamo in uno di quei cortili che a te paiono dei cortili, mentre invece sono mini gallerie commerciali, ma non tristi e anonime come quelle dei supermercati, bensì ricche di angolini suggestivi, ristorantini raffinati e bar insoliti. Optiamo per uno di questi, con bottiglie mignon di acqua naturale, che poi si sa, l’acqua fa venire la ruggine e se Bologna è Dotta e Grassa, la chiamano anche la Rossa, e non è solo per la fede politica, ma anche per la birra, o l’aranciata nel mio caso.

Partiamo per la missione regalo di compleanno, proprio nella via dove abitò anche Lucio Dalla, e con il naso all’insù cercando la sua sagoma ci ritroviamo davanti a un bellissimo negozio dove…. queste sono cose personali e private, sono il mio ricordo romantico in assoluto e  voglio preservarlo…. L’emozione è ancora forte solo il ricordo mi fa vivere questo momento come un sogno, poi mi guardo la mano e capisco di non aver sognato….

Usciamo da quel negozio che io decisamente non cammino, volo. Fa freddo? Fa caldo? Forse fa tutto questo insieme, ho tutto in subbuglio e con la mano nella tasca del cappotto cerco di darmi dei pizzicotti, anche se da questo sogno non vorrei certo svegliarmi.

Ci viene voglia di cinema. Da tempo aspettavamo che uscisse “Smetto quando voglio” e allora ci rechiamo verso la “nostra” sala, il Capitol.

L’atmosfera della sala cinematografica al buio con lui vicino è sempre magica, il film poi è parecchio divertente e ridiamo di gusto spensieratamente. Ad onor del vero il secondo tempo perde un po’ di ritmo ma non stiamo a guardà il capello. Lo consiglio per un paio d’ore di allegria e relax. (voto 7)

Fame? Fame!

Osteria bolognese o pizza? Pizza!

Pizzeria il velerio, dove se siete affamati sarete contenti di ricevere al vostro tavolo una pizza talmente grande che non ci sta neanche sul piattone che vi portano. Forse sottile (ma a noi sto capello continuiamo a non volerlo guardare) e sicuramente difficilotta da tagliare senza tamponare continuamente la pizza del mio bello che come me sta cercando di ricavarne una fetta di dimensioni umane per poterla mangiare.

Evidentemente il servizio era ottimo ed efficente e la fame molta, perchè in 20 minuti forse poco più siamo fuori dalla pizzeria belli satolli, e non perchè ci avessero fatto pressioni per lasciare il posto ai ragazzi che aspettavano fuori sul marciapiede che si liberasse un tavolo, ma proprio perchè siamo due idrovore noi.

La digestione fa il suo corso e mi addormento stesa a letto con il telecomando in mano. Coccolata come una bimba vengo sistemata in posizione orizzontale e buonanotte ai suonatori. Mi sveglio forse un paio di volte, per una durata complessiva di 5 secondi, in cui prendo la mano del mio amato, la stringo nella mia per portarlo nei miei sogni.

E’ domenica! Il brunch ci aspetta!!!!

Hotel Majestic già Baglioni, con 25 eurini, assolutamente ben spesi, si accede al ristorante dell’hotel a cinque stelle bolognese, dove i vip più vip dei vip hanno soggiornato con un minimo di 290 euro a notte fino a un massimo di 900 per la suite principesca.

I camerieri sono gentilissimi, ti salutano come se fossi il loro migliore amico che hanno piacere di rivedere ma comunque sempre con rispetto e riverenza.

Nel percorso che ci fanno fare per arrivare fino alla sala del brunch scorgo arredi favolosi, è tutto talmente bello che neanche riesco a coglierne tutti i particolari, forse ero troppo concentrata nel non inciampare per non farmi subito riconoscere (sono vip anche io, ma in incognito).

Il buffet a noi riservato è ricco e mastodontico. Dal dolce al salato passando dalla frutta e all’agrodolce, per poi di nuovo deliziarti con dolci e salati. Il tutto lì. Per te.

L’ambiente fine e raffinato ti impedisce di mangiare tutto come se non ci fosse un domani, ma manco ce la faresti. C’è veramente di tutto e di più.

Mi concentro sulla torta al cioccolato e i pancake al succo d’acero tanto per iniziare (che poi era caramello ma noi sto capello continuiamo bellamente a ignorarlo), poi salumi e formaggi, lasagne alle verdure con assenza non giustificata della besciamella, che per rifarci mi son fiondata sui fichi caramellati e lo squacquerone, torte salate, uova strapazzate e bacon, roast beef, torta di mele alla nonna papera e ovviamente fiumi di te e di succhi di frutta.

Piccola pausa sigaretta nel cortile elegantemente arredato e pausa pipì nel bagno più chic che abbia visto in vita mia. Ci chiedono se vogliamo assiestere alla proiezione dei film selezionati per noi ospiti. Pellicole in bianco e nero del grande cinema americano. Due ore di film sicuramente emozionante, ma il treno mi aspetta e pur a malincuore ci tocca rifiutare.

Rotoliamo di nuovo tra le vie di Bologna (ebbene si dopo quello che ci siamo mangiati parlare di camminare è sicuramente un eufemismo) e scatta il servizio fotografico alla sottoscritta e alla città che altro non poteva che catturare l’amore e la felicità che c’era tra di noi, palpabile.

Questi quattro o cinque passi però mi fanno tornare appetito, andiamo da Coloazione da Bianca?

Un caffè d’orzo in tazza grande per lui, un marocchino con dolcetti per il te per me. Ammetto di essermi fatta schifo da sola, ma non ci sono mica sempre da ste parti, devo recuperare il tempo in cui purtroppo non posso concedermi vizi simili, quindi non solo mangio, ma mi gusto pure i dolcini che mi portano.

Le sei si avvcinano inesorabilmente, giusto il tempo di prestare un orecchio sfuggevole a Beppe Maniglia e purtroppo ci rechiamo verso la stazione.

Ah…a Bologna c’è la ragazza con l’orecchino di perla…se non trovate altro da fare…


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