Clandestinamentemente’s Blog

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Il primo appuntamento della stagione con il Teatro Stabile, ci si reca in uno degli spazi più suggestivi che l’architettura moderna sia riuscita a recuperare mantenendo la storia e il fascino antico del luogo: le Fonderie Limone.

La fonderia ha vissuto anni di splendore ma anche momenti di grandi avversità, che l’hanno portata alla definitiva chiusura alla fine degli anni Settanta. Solo nei primi anni Novanta è stato predisposto un progetto di recupero funzionale ed urbanistico di ampio respiro con l’obiettivo di insediare, in alcune parti della struttura, attività di grande rilevanza cittadina. Un progetto significativo dal punto di vista urbanistico si è sommato, così, ad un progetto culturale ed artistico: l’ex Fonderia, secondo questo indirizzo, è diventata, grazie al rapporto con il Teatro Stabile di Torino, una “fabbrica delle arti” e luogo di produzione di spettacoli teatrali. Nasce, così, un polo unico nel suo genere in Italia, aperto alla progettazione e alla elaborazione delle idee, al servizio di tutti: del teatro, dell’arte e della comunità intera.

Danza, cinema, illusione ottica sono solo alcuni degli straordinari elementi che compongono uno degli spazi più sorprendenti degli ultimi anni dove invenzioni oniriche, quasi lunari, e  l’arte recupera la propria funzione evocatrice:  un’altra dimensione del reale, per esempio.

Sarebbe uno dei compiti della politica, ma di questo bisogno primario sono oggi coscienti solo gli artisti.

Adrien Mondot, ingegnere informatico- giocoliere, crea spettacoli che mettono in rapporto arti della scena e della visione. Una sfida al 3D, grazie alla quale i sogni infantili riemergono improvvisamente, mettendo a dura prova la razionalità che guida la nostra vita moderna. Una felice onomatopea, un invito al miraggio e al gioco.

Davanti agli occhi dello spettatore linee, punti, lettere e oggetti digitali proiettati su superfici piane, tessere e spazi poetici avvolgono, contrastano e disegnano la forma esatta del corpo e del gesto.

L’immaginazione diventa colore opaco e solido per rivelare trasparenza e libertà di movimento, il desiderio e l’infinito intutti noi.

Imperdibile.

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Fonderie Limone.
Uno spazio industriale ristrutturato a regola d’arte.
Un luogo dove fare teatro amatoriale e non.
Ieri sera è stata la volta di Angels in America, parte seconda.
Uno spettacolo per raccontare dell’AIDS sulla comunità gay di San Francisco.
La regia era decisamente cinematografica, con continui e rapidi cambi di scena: dagli uffici alle case, da una stanza d’ospedale ad un’Antartide del tutto immaginaria e poi Central Park e Brooklyn mostrando l’inquieto viaggio dei protagonisti nella vita e nella morte.
Uno spettacolo che a certi tratti provoca anche un certo disagio, prova, secondo me, che un’opera d’arte funziona.
Giovani e bravissimi gli interpreti.
Uno straordinario e sensualissimo Edoardo Ribatto, intreprete di Prior (ho sempre subito il fascino dell’uomo malato), giovane malato di AIDS che lotta contro la malattia sentendosi profeta nel suo dolore, angelologo per caso e per destino, e uno strepitoso ed esilarante Fabrizio Matteini, infermiere accurato e amico prezioso.
Ieri sera la prima dello spettacolo che è la seconda parte di “Si avvicina il millennio” portato sulle scene l’anno scorso.
Negli applausi finali tutti gli attori esibivano con coraggio e orgoglio la coccardina rossa per la lotta contro l’AIDS.
Ammetto anche di essermi commossa in più di un passaggio del monologo di Prior sull’attaccamento alla vita.
Trovo sempre squisitamente piacevole regalarmi questo tipo di serate, dove cultura, arte e sensibilità si intrecciano in maniera indissolubile.


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