Clandestinamentemente’s Blog

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Succede sempre così.

Ci sono cose di cui ti puoi fidare, che non ti tradiranno mai.

Già scrissi in passato, riportando il testo di una mail che mi scrisse un mio amico, di come Emilia Paranoica dei CCCP mi abbia cambiato la vita, sempre e solo in positivo, portandomi amicizie nuove che si rivelarono da subito importantissime e intramontabili.

La vena artistica è molto forte in me, e non potevano essere che altre due componenti di questo tipo a regalarmi gioia: la letteratura e la scrittura.

Partiamo dalla letteratura.

Secoli ormai sono (ero ventenne o poco più) comprai in libreria un libro, attirata dalla sua copertina rossa e gli ideogrammi verdi. Succede sempre così, scelgo in base alle copertine, leggo il retrocopertina e se ho qualche spicciolo in tasca esco con un libro sottobraccio. Era la volta di Tokyo blues, di Haruki Murakami.

Ricordo che lo lessi voracemente, sentendomi parecchio scossa, riconoscendomi per il 99,9% in uno dei personaggi, Midori. Solo una cosa ci differenziava. Lei era Giapponese e io no. Per il resto stessi pensieri, stesso modo di approcciare alla vita, stesso sguardo dolce e divertito nei confronti del mondo attorno, anche quando il mondo dolce con lei non era, anzi.

Lessi e rilessi quel libro un sacco di volte, rendendolo la mia bibbia personale, citando frasi durante cene con amici. Ogni volta che conoscevo una persona meritevole, prendevo la mia copia di Tokyo Blues e gliela regalavo per poi, assolutamente incapace di esserne priva, andare a prenderne una nuova copia in libreria.

Così per 13 volte, fino a quando, il mio ex fidanzato non ne comprò una copia per me e me la regalò sottolineando le frasi che più gli piacevano e gli facevano pensare a me. Aveva trovato l’unico modo per permettermi di possedere quel libro per sempre.

Mesi fa sul social network più famoso del mondo incrocio una ragazza dal nome strano. La ricollego subito al mio personalissimo best seller e “le chiedo l’amicizia”. Ecco uno degni ennesimi regali che sto libro mi ha fatto, ne è nato un rapporto che, per quando ancora virtuale, ha un qualcosa di unico. Fatto di confidenze, riflessioni, consigli, incoraggiamenti reciproci, fino a diventare “sorelle” in una famiglia di internauti che tutte le rotelle a posto certo non ha.

Passiamo ora alla pittura.

Io amo Keith Haring.  Me lo porto addosso, in tutti i sensi.

Lo conobbi la prima volta andando a vedere una sua mostra al Castello di Rivoli, a pochi anni dalla sua morte. Ne rimasi affascianta tanto che cominciai a comprare quaderni, segnalibri, libri con raffigurati i suoi quadri.

Ogni anno a Natale qualcuno dei miei amici mi regala qualcosa con un suo quadro. Su quei quaderni io non riesco neanche a scrivere, ho paura di sporcarli, rovinarli. Li conservo, immacolati e puri.

Ho persino in mente, la prossima volta che darò il colore in casa di mantenere una parete bianca e dipingervi poi io stessa un quadro, uno dei miei preferiti di Keith.

La mia spalla destra porta un Keith Haring e presto anche sul mio rene sinistro ve ne sarà uno, segno di persone e animali che non ci sono più, ma rimangono con me, per il resto della mia vita.

Sempre sul social network più famoso del mondo, commentando un pensiero della mia amica del cuore, vedo una foto profilo, un quadro di Keith Haring. Leggo, e mi piace anche quello che scrive quella persona.

La cerchia delle amicizie virtuali si allarga e con esse sensazioni che rimangono ancorate ai miei gusti artistici, piena espressione del mio essere.

E’ la magia che si ripete, ogni volta che sfoglio una pagine di quel libro o che guardo un dipinto di Keith.

 


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