Clandestinamentemente’s Blog

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Cavallerizza Reale, proprio vicino all’Auditorium e alla Mole Antonelliana.

Una sera di fine Aprile, una di quelle sere dove il cielo è abbastanza terso ma l’aria è ancora fresca, troppo fresca.

In una Torino con le bandiere tricolore appese in un po’ tutte le finestre e i balconi, gli anziani Torinesi si recano all’Auditorium illuminato di rosso bianco e verde e i meno anzianotti vanno alle vicine scuderie reali.

Proprietà demaniale, entrati in quel cortile un po’ nascosto viene sempre una gran voglia di aprire quegli immensi portoni e vedere cosa nascondono quei luoghi conosciuti dai soli intenditori di una città bella, bellissima, ma che come le prime donne si fa conoscere e scoprire solo da chi lo desidera davvero.

Un gruppetto di ragazzi un po’ freak e un po’ intellettualoidi chiacchera prima di entrare in sala. Viene anche distribuito un giornale datato 1 Maggio 2016, con un sacco di notizie riguardanti l’Italia, la nostra povera Italia. Notizie ovviamente inventate, che raccontano di un futuro senza criminalità e disoccupazione, di un vecchio premier che, bandana in testa, partecipa all’isola dei famosi, con un Fede impazzito che finge addirittura crisi di identità per mascherarsi e poter televotarlo in continuazione. Nasce un sorriso a leggere queste notize, ma è un sorriso amaro, che fa prendere ancora più consapevolezza della triste realtà sociale ed economica che siamo costretti a vivere oggi, 1 Maggio 2011.

In scena stasera nello spazio teatrale della Cavallerizza c’è Ascanio Celestini, in uno studio per il suo prossimo spettacolo teatrale, la cui prima è prevista per Ottobre circa.

Pro Patria – “Senza Prigioni, Senza Processi” Racconto della Repubblica Romana.

Ha uno stile tutte suo Ascanio, entra in scena confondendosi col pubblico, fa una breve presentazione mista a cabaret dello studio che sta andando a presentare e via, le luci si abbassano e lui è lì, in una scenografia spoglia, se non quasi inesistente, a parlare velocemente in un dialogo immaginato con Mazzini.

Il suo è un vero dialogo con il buon vecchio Giuseppe, in cui gli presenta un discorso, divagando a più non posso nella storia della Repubblica Romana prima e dell’Italia poi.

Si divaga sul senso di giusizia che ha sempre contraddistinto la nostra Nazione, anche quando Nazione ancora non era:

“Chi ruba una mela finisce in galera anche se in molti pensano che rubare una mela è un reato da poco. E chi ruba due mele? Chi ne ruba cento? Quando il furto della mela diventa reato? C’è un limite? C’entra con la qualità della mela? La legge è uguale per tutti, e i giudici non si mettono a contare le mele. La statua della giustizia davanti al tribunale ha la bilancia in mano, ma entrambi i piatti sono vuoti. Non è una bilancia per pesare la frutta.”

Inizia così Ascanio, mentre interpreta un detenuto, cercando di riscostruire la storia di una Nazione vantando una formazione politica avvenuta grazie a tre libri che l’istituzione carceraria gli ha permesso di tenere in cella.

Già, perche le carceri devono aiutare a risocializzare e a rieducare, e così ti mettono in cella di isolamento e con solo tre libri, già molti di più di quelli che legge il popolo medio impegnato a guardare il Grande Fratello.

Nelle sua ricostruzione storico-politica Ascanio racconta i fatti da un nuovo e personalissimo punto di vista. Assolutamente convincente.

Dalle insurrezioni del 48 fino a quella di Milano del 53, quella di Celestini è la storia di un Paese nato dalle rivoluzioni, e come disse Marx, la rivoluzione è come la poesia, non si fa su commissione.

“Quando è che avete pensato ‘siamo sconfitti’, Mazzini?”

Quando è che avete iniziato a pensarlo anche voi, italiani?

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L’anno scorso per caso venni a conoscenza di questo nuovo corso teatrale, che univa l’arte del palcoscenico con l’arte culinaria, in un mix di emozioni e azioni dove chi cucina recita e chi recita cucina.

Talmente forte è stata la mia curiosità e fiducia nel progetto (un altro centro al bersaglio della compagnia Torcigatti) che quest’anno eccomi lì, nella sede dei Cuochivolanti ogni martedì sera, pronta a vivere con tutto l’entusiasmo di cui sono capace questa nuova esperienza.

Mi era mancato tantissimo il teatro, nonostante io non mi sia mai allontanata troppo da questo meraviglioso mondo andando a vedere come spettatrice almeno uno spettacolo a settimana, stare sul palco, o comunque di fronte a delle persone che stanno guardando te e non un’altro affianco o vicino, ma proprio te, beh…è una sensazione che proprio mi mancava un sacco, come il far ridere gli altri per le mie battute!

I ragazzi del corso 2011, sono quanto mai eterogenei e proprio per questo motivo, il mix garantisce ottime aspettative per l’esibizione finale del corso che si terrà nella settimana tra Pasqua e primo Maggio.

Il corso si sviluppa con alcuni esercizi fisici e teatrali che ci aiutino anche a conoscerci un po’ meglio tra tutti noi, e poi si passa alla parte più culinaria, dove o si cucina tutti insieme un meraviglioso stufato con datteri e mandorle, o ci si prepara il piatto preferito e ce lo si autodedica come ricompensa e segno di orgoglio per essere ciò che si è, o si improvvisa un dolce più o meno speziato da dedicare all’altro, improvvisando dosi e ingredienti, esattamente come il dopo si improvviserà il perchè si è scelto di preparare proprio quel dolce creato con  quel mix e non un altro.

In tutto questo si ride, si ascolta ottima musica, si recita, si cucina e si mangia.

Come compito settimanale per la serata di martedì prossimo ieri pomeriggio mi sono improvvisata pasticciera e ho cercato di fare i mitici GRISBI’ al cioccolato fondente. Alzi la mano chi di voi da piccolo e nenache tanto piccolo non ne usciva letteralmente pazzo. Secondo me al loro interno c’era della droga che ne rendeva assolutamente dipendenti!

Ricetta in mano e grembiulino eccomi quindi letteralmente con le mani in pasta per fare la pastafrolla al cacao e a stendere con il mattarello il mio risultato mentre sul fornello si scioglieva a bagno maria il cioccolato extrafondente, futuro ripieno dei miei biscotti.

Stendi, taglia, disponi, riempi e ricopri, alla fine il risultato devo dire che non era niente male, ma la prova forno era ancora da superare e quindi ho atteso un po’ prima di darmi la classica pacca sulla spalla da sola.

180° per 10-15 minuti al massimo, altrimenti il cuore di cioccolato non rimane cremoso, preriscaldo e infilo alla spera in Dio.

Tiro fuori, annuso…non male! Scelgo di evitare ustioni di chissà quale grado e rimando a dopo l’assaggio, con la convinzione che tanto, il cuore di cioccolato figurarse se è rimasto cremoso! Sicuramente sarà diventato una pietra, dolcissima, ma sempre pietra è!

Passano altri 15 minuti e ora paiono assaggiabili, ne prendo tre: un picche, un fiori e un cuori, mi tengo il fiori e porgo ai clandestini senior cuori e picche, affrontando il loro insindacabile giudizio saprò se sono stata brava o no.

Non troppo dolci.

Bene, mica volevamo far alzare troppo la glicemia a qualcuno.

Il cuore di cioccolato all’interno è rimasto all’interno, ciò vuol dire che in forno a 180° non si è sciolto, ma forse si è indurito troppo.

Invece no, è rimasto esattamente come doveva rimanere: cremoso!

E’ l’ora della mia pacca sulla spalla!

Un altro esperimento è riuscito, cosa prevederà il prossimo?

Gastronautiche is growing!

Si torna alle buone e vecchie abitudini: una serata invernale passata a teatro con gli amici con l’abbonamento al Teatro Stabile in tasca e l’imperdibile  spettacolo di Gabriele Vacis! Praticamente ogni anno facciamo l’abbonamento unicamente per questo appuntamento!

Le scelte registiche di Gabriele (ormai da quando l’anno scorso gli abbiamo anche fatto accendere una sigaretta lo cosideriamo di famiglia!) sono sempre eccentriche e quasi futuristiche, con un occhio sempre attento alla modernità, reinterpretando anche i classici, come i Rusteghi di Goldoni.

Un vero inno alle donne, non solo intelligenti, ma anche furbe nel loro modo di discutere con i loro uomini, affrontandoli e lambendoli.

Non fanno mai parte del mondo che decide le regole, non toccano mai il denaro, non decidono da sole se e quando uscire di casa e con chi, e nemmeno come vestirsi, figurarse il marito! Non tocca che sperare che non sia troppo vecchio e possibilmente ricco.

Rinchiuse con i loro Rusteghi in ambienti angusti, reclamano la libertà di porter scegliere abiti alla moda e partecipare al carnevale, per poter dimenticare con una maschera la propria quotidianità.

Nella scelta di Vacis le donne tutte sono rappresentate solo da uomini vestiti da donna, che dovranno così piegarsi a scelte e regole non condivise da loro stessi, fino a spingersi alla comprensione di una presenza di un’altra parte di loro stessi, per vivere, il più possibile nei panni dell’altra.

Lo spettacolo si rivela un’altalena, che spinge lo spettatore dal presente al passato goldoniano, dalla finzione del palcoscenico alla realtà del retro quinte, dalla realtà fatta credere agli uomini Rusteghi a quella tramata dalle menti agili e sensibili delle loro compagne.

Scenografia semplice e sofisticata, atti separati l’uno dall’altro con balli e musiche. Si ride dei Rusteghi, si ride con le donne, si ride con gli attori che improvvisano tra di loro, fino a far sembrare allo spettatore di assistere a delle prove (di tutto rispetto) e non alla messa in scena finale del loro lavoro di riscrittura dei Rusteghi dal veneziano all’italiano, con trovate umoristiche che divertono il pubblico e lo lasciano estasiato a fine serata.

Si applaudono tutti gli interpreti, dal primo all’ultimo, per molto tempo, con la voglia di non far finire mai questa serata regalata da Vacis alla regia e da Eugenio Allegri, Mirko Artuso, Natalino Balasso, Jurij Ferrini, Nicola Bremer, Christian Burruano, Alessandro Marini e Daniele Marmi sul palco.

Il messaggio da parte di Goldoni è un invito alle donne: esigete rispetto quanto ne date.

Ditemi voi se non è attuale anche ai giorni nostri.


Quest’anno ho un impegno concreto, andare in tutti i teatri torinesi e di provincia, dal primo all’ultimo, dal più piccolo al più grande. Ed ecco il turno del più piccolo teatro torinese, il teatro della caduta, in via Buniva 24.
In scena un caro amico, Dario Benedetto; in uno dei suoi monologhi musicati dal vivo.
La storia raccontata con maestria dal nostro menestrello è quella di Thomas, figlio dei coniugi Turbato, la sua scoperta della pubertà sessuale e il contemporaneo evolversi del mondo della pornografia.
Se sei un quattordicenne intento a capire le trasformazioni che stanno avvenendo nel tuo corpo, in un’adolescenz ain cui l’essere presi in giro dai tuoi coetanei non è un hobby, ma la vera missione di vita dei tuoi compagni di scuola, beh chiamarsi Thomas Turbato non è un punto a tuo favore.
In America “Gola profonda” ha scatenato una vera diatriba che ha portato addirittura in tribunale il regista della pellicola considerata immorale e capace di traviare la mente degli spettatori fino al punto da poterli far diventare pervertiti sessuali.
Thomas cresce, tra film pornografici a casa dei compagni di scuola, dove l’invidia del pene e un mentale paragone con le dimensioni del proprio sesso è inevitabile, e tra giornaletti sconci nascosti per bene tra le riviste più consone nella sala del barbiere.
Come tutti gli adolescenti Thomas pensa di essere l’unico a cui impulsi sessuali rendono difficile il relazionarsi con la’ltro sesso, mentre negli States Jhon Holmes inizia la sua carriera, passando alla storia con i suoi 30 cm di dimensione sessuale.
jhon è anche uno dei primi attori porno ad ammalarsi di AIDS, e lotta per far abbassare il prezzo del test per l’HIV, in modo che tutti possano poter fare i controlli e proteggersi da una malattia così grave e mortale.
Prima di morire Jhon si batte anche per eguagliare i salari tra uomini e donne nel mondo della pornografia e, a ben pensarci, davvero non era il pene l’organo più grande di Jhon, ma il cervello e il cuore.
In Itali intanto compaiono Ilona Staller e Moana Pozzi, personaggi molto comunicativi e veri incantatrici di serpenti, fino a raggiungere un posto nel Parlamento Italiano. Ma mentre Cicciolina riesce a incantare soprattutto Marco Pannella e gli italiani per come è riuscita a eroticizzare anche un orsacchiotto di peluches, Moana viaggia, va in India dove contrae un grave virus che la farà ammalare mortalmente fino a farla spirare a 33 anni, come Gesù.
E proprio come Gesù Moana inizia a diventare un vero guru spirituale. Ricordiamo tutti noi ancora oggi la sua celebre frase “Vivi ogni giorno della tua vita come se fosse l’ultimo, ma vivilo come se tu non dovessi morire mai”.
Davvero il mondo della pornografia si è evoluto ed è visibile a tutti noi come anche nel nostro attuale Parlamento sia la pornografia che muove tutto.
Passan gli anni, Thomas cresce e il suo rapporto con il mondo della pornografia si evolve in film noleggiati, con tutti gli imbarazzi che ne conseguono per irchiedere il rimborso se la pellicola VHS si rompe. Ecco quindi che nasce l’idea di aprire lui stesso una videoteca per film hard, la videoteca “VADO E PORNO SUBITO” in via Bava a Torino, con una prossima apertura di un secondo negozio di videonoleggio in Corso Duca degli Struzzi.
Si garantisce massima cortesia e discrezione.
Il costo della tessera è di 69 €, una questione di coerenza.

La Compagnia Torcigatti fa un altro centro e Dario raccogli gli applausi accompagnati dal lancio di mutande e reggiseni sul palcoscenico, come da tradizione di questo divertente e interessante spettacolo, ricco di ilarità e nozioni storiche pornografiche.

Che Torino sia ben altro oltre al grigiore delle fabbriche è cosa nota.
Che si possa organizzare una serata diversa dall’altra assecondando i prori interessi e gusti è risaputo da tutti ormai.
Che si possa andare a teatro e passare un paio d’ore in maniera intelligente e spensierata è cosa fuori dal comune per chi ama stare a casa davanti alla televisione, e si perde un sacco di cose.
Come una cenetta veramente prelibata preparata per noi, pubblico dell’Alfateatro, dalla famiglia Krumm.
Lo spettacolo nasce da un ‘idea dell’Associazione TAC (Tutta Altra Comicità) fondata da anche da due elementi della famiglia famiglia Krumm, Franco Bocchio e Stefano Gorno, con l’intento di promuovere nella società torinese nuove realtà teatrali.
Vede la luce quindi uno spettacolo comico che unisce grottesco e cabaret mixando la classica kermesse di artisti all’interno di una cornice teatrale gotica.
Sul palcoscenico del teatro Alfa si svolge una storia nella storia, in cui i comici si esibiscono in sketch e divengono protagonisti e a loro insaputa vittime di strani appetiti.
Una storia a scatole cinesi, una storia nella storia, e il pubblico stesso ne fa parte, accolto in sala dagli attori, intrattenuto da loro prima dello spettacolo, durante la pausa e invitato sul palco con loro.
Si impara così a conoscere Dodger Krumm capocomico e gran maestro unico, Ardesia Krumm maitresse du guignol, Vermiglio Krumm il nulla facente tuttofare, Cobalto Krumm il poliedrico mimo parlante, Pervinca Krumm la cantante muta, la voce di Amaranto Krumm cuoco e ingugitatore di spade ritorte e la buon’anima del nonno Carminio Krumm, trapezista immobile.
Due ore di spettacolo intelligente, perché si ride con sagacia e preparazione artistica e soprattutto si ride con gli artisti, non di loro.


Finalmente la stagione del Teatro Stabile è ricominciata, ed eccoci puntuali come la morte davanti al teatro Carignano per poter godere appieno del primo spettacolo del nostro abbonamento.
E’ sempre un piacere recarsi al Carignano, uno non si abitua mai abbastanza alla maestosità di questa piccola bomboniera regia.
Una coltre di fumo ci accoglie in platea e ci fa appena scorgere la scenografia dello spettacolo che stiamo per vivere, perchè il teatro ti rende spettatore attivo, vivi la scena anche tu e ne sei protagonista a tua volta, con tutti i sensi accesi e la voglia di calarti nel racconto dietro il sipario.
In scena Napoletango, un musical latino-napoletano, ideato e diretto da Giancarlo Sepe che vede in scena una marea di attori e attrici che fanno il loro ingresso proprio tra gli spettatori, con tutto il loro modo chiassoso di fare, napoletani nell’essere, tangheiri nell’animo.
Il musical racconta la storia della famiglia Incoronato, famosa a Napoli per essere un chiassoso circo che viene chiamato per cerimonie religiose e feste di paese, la cui specializzazione è il tango, il tragico, divino, sensuale tango argentino.
Come gli elementi di questa pazza famiglia l’abbiano imparato è un vero mistero, ma la loro passione è costante, tale da motivare ogni singolo gesto, anche il più elementare, come il mangiare, il bere, il dormire. e finanche il camminare e il muovere le orecchie.
Sono dei veri fenomeni, una famiglia allargata a sempre nuovi elementi, anche biondi, stranieri, non vedenti, cantanti e soprattutto ballerini, tutti ballerini, dal primo all’ultimo ballerini.
Immagini e musica confluiscono sul palcoscenico teatrale in un’unica formula e al ritmo di Piazzolla, Gardel, Santolalla lo spettatore partecipa alle vicende dei personaggi.
C’è il tango della sveglia, quello della prima colazione. Lo spettacolo è un inno alla vita senza freni della cultura borghese e senza la ricerca affannosa della bellezza.
In un vortice danzereccio si balla tutti insieme, attori con spettatori, sul palcco, in paltea, sulle poltroncine, e tornando a casa si continua a ballare e cantare, perchè ormai la famiglia Incoronato ha contagiato anche tutti noi.
Vogl’ ballà o’ tang!

Una nuova rassegna teatrale a Torino, realizzata nell’ambito del bando “Gioventù Esplosiva” con il contributo della Regione Piemonte, della Città di Torino e dell’ARCI, regalano alle serate autunnali sabaude un modo divertente ed educativo per passare il tempo in compagnia.
Schegge di teatro civile ha inaugurato domenica 10 Ottobre alle Officine Corsare un nuovo ciclo di incontri, dove compagnie provenienti da tutta Italia portano in scena performance clownesche con obbiettivi di educazione civile.
Il primo spettacolo è stato Funky Pudding, un’esibizione di Luigi Ciotta e Aurèlia Dedieu sotto la sapiente regia di Philipe Radice.
La rappresenzazione vede in scena due buffoni che ribaltano il fragile equilibrio che sapara gli individui dal loro rifiuti.
Giocando con essi Big Mac e Marilyn portano in evidenza i processi di consumo della nostra attuale società, eccessiva, egocentrica e superficiale, dove tutto ciò che è effimero diviene indispensabile, ricreando il ciclo infernale del cosumismo, dove produzione, pubblicità, acquisti e rifiuti si succedono mischiandosi e confondendosi in una frenesia incontrollabile che sta trasformando il mondo in una discarica, generando un’intera isola in mezzo all’Oceano Atlantico fatta di sola plastica.
Risate spensierate si mischiano sapientemente ad un riso amaro lasciando allo spettatore una maggior consapevolezza per un consumo critico e intelligente.
Replica consigliata per un pubblico curioso il giorno 28 Ottobre presso il circolo Oltrepò, ieri sera sede ospitante del secondo spettacolo della rassegna: Cambio Vita.
In scena la compagnia romana Linea di cofine si è esibita in una drammaturgia surreale tra l’uomo e le religioni, incoraggiando un’analisi sulla reale natura dell’uomo e sulla difficoltà di decifrare alcuni misteri troppo profondi per essere spiegati.
In un dialogo telefonico tra il protagonosta e Dio, si succedono sul palco situazioni comiche e surreali che portano in evidenza la fragilità dell’uomo contemporaneo in cerca di sicurezze ricercate nel campo religioso.
Ottima la sinergia tra i due giovani attori romani che in un gioco acrobatico di steorotipi della società moderna ripropongono in modo divertente e scanzonato la ricerca di un’esistenza divina che sia in grado di poter garantire quel senso di sicurezza e felicità che spesso la vita quotidiana non regala.
Replica prevista per il 5 Dicembre al Caffè Basaglia.
Non resta che invitare tutti voi ai prossimi spettacoli, certi di poter garantire un modo intelligente per passare delle serate che saranno sicuramente in grado di stimolare allegria e una sana intelligenza mescolata a coscienza civile.

Prossimi appuntamenti:
Buonanotte – compagnia Quartiatri di Palermo il 24 Ottobre al Caffè Basaglia e il 7 Novembre alle Officine Corsare
Bestie – compagnia Eco di fondo di Milano il 14 Novembre al Caffè Basaglia e il 18 Novembre all’Oltrepò
M. – compagnia Cerchio di gesso di Torino il 28 Novembre alle Officine Corsare e il 19 Dicembre al Caffè Basaglia
Working class zero – Compagnia degli equilibristi di Varese il 9 Dicembre all’Oltrepò e il 12 Dicembre alle Officine Corsare


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